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every actor needs an audience, every action is a performance

24 agosto 2017

71+uxoLIH4L._SL1200_Nei concerti legati alla promozione di Release (2002) Neil Tennant dal palco presentava i new Pet Shop Boys, in quanto il disco (il loro ottavo album, ora ri-edito) rappresentava in gran parte un cambiamento rispetto alle sonorità cui ci avevano abituato ed era un album essenzialmente pop/rock con richiami al britpop e con Johnny Marr a suonare la chitarra nell’80% delle canzoni.

Fu un filino un suicidio commerciale, non molto aiutato dal video del primo singolo, Home and dry, che essenzialmente segue dei topolini fra i binari della metropolitana londinese:

Per il secondo singolo, I get along, si affidarono invece a Bruce Weber, con risultati esteticamente diversi, mentre per London raccontavano la storia di due immigrati russi (ed il testo suona sempre attuale: We came from the far North / summered in Crimea / deserted the armed forces / had to disappear / made it to the free West / on a chartered flight / so we could see what / we trained to fight… My father fought in Afghanistan / His widow’s pension ain’t worth a damn / My mother works and goes home to cry / I want to live before I die):

Vi erano comunque concessioni all’elettronica, in brani notevolissimi come The night I fell in love (in cui un ragazzino ha una tresca con Eminem, il che mi pare già di per sé un’idea geniale) e Here, forse il momento più alto del disco.

La ri-edizione offre altri due cd, con rarità varie, tra le quali spiccano i demo di alcune canzoni inedite (Kazak meriterebbe una versione definitiva), altre collaborazioni con Elton John (In private era già edita, Alone again, naturally è nuova), i due singoli dell’antologia dell’anno dopo (Miracles e la sempre meravigliosa Flamboyant) e la consueta malsana abitudine dei PSB di relegare a lato b dei singoli cose degne di molta più attenzione, come Bright young things, che mi accompagnò in un viaggio scolastico di 10 anni fa e proprio qualche settimana fa ho ritrovato due ex alunni che ora da grandi vogliono fanno i filosofi (tra cui quello del concerto).

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