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cuius signum?

31 luglio 2017

9788811600787_0_0_300_75In un momento indefinito tra il 310 (quando visitava allegramente templi di Apollo) ed il 313 (emanazione dell’editto di Milano che dava libertà di culto ai cristiani – e che non era di Milano e non era un “editto”, comunque) l’imperatore Costantino si convertì al cristianesimo, una scelta che la vulgata storiografica attribuisce ad un raffinato calcolo politico (cito a caso da un libro di scuola: “la sua conversione non fu, però, tanto questione di fede, quanto, molto più plausibilmente, un’opportunità politica“).

Se però, come pare, i cristiani erano all’epoca solo il 5-10% della popolazione dell’Impero (che sarà stata di ca. 70 milioni di abitanti), la teoria dell’opportunità politica non regge molto e Costantino, anzi, si sarebbe potuto facilmente alienare la stragrande maggioranza dei suoi sudditi, ed effettivamente non avviò mai una sorta di ‘persecuzione’ dei pagani, limitandosi a favorire casomai i cristiani (abolendo l’obbligo per i funzionari pubblici di compiere sacrifici aprì ai credenti la porta dell’amministrazione statale, ad esempio) o ad imporre il calendario settimanale (mutuato dal giudaismo) – che comunque non urtava molto i pagani, in quanto continuava a mantenere riferimenti agli dei tradizionali (il giorno di Marte, quello di Mercurio etc. ) – inventando nel contempo la ‘domenica’ come giorno festivo.

Al tema è dedicato un saggio di Paul Veyne (meno prolisso del solito), Quando l’Europa è diventata cristiana, che, più che dare una risposta precisa alle ragioni della conversione del sovrano, ricostruisce il contesto socio-culturale del IV secolo con curiosi paralleli col XX (i rivoluzionari russi credevano davvero in quello che dicevano?) e, negli ultimi due capitoli allarga decisamente il campo, discutendo di ideologia ed eventuali radici cristiane dell’Europa (idea sulla quale è, come dire, freddino: “l’apporto del cristianesimo all’Europa attuale, che conta sempre un forte numero di cristiani, si riduce in sostanza alla sola loro presenza tra noi”), per terminare poi con una densa appendice dedicata all’enoteismo giudaico.

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