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I like girls I haven’t met yet

30 luglio 2017

22590198._UX200_A chiudere il cerchio aperto con la biografia di Salinger, mi sono messo a recuperare i suoi racconti sparsi, che non hanno mai avuto vere e proprie edizioni approvate dall’autore ma che ogni tanto saltano fuori, ad opera di fan che li copiano a mano recuperandoli dalle vecchie riviste su cui erano apparsi (un po’ come accadde per The ocean full of bowling balls) e li fanno in qualche modo circolare.

Per quanto alcuni racconti siano gradevoli in quanto tali (A girl I knew è praticamente un capolavoro), la curiosità maggiore è per quelli che anticipano in varie forme personaggi e situazioni de Il giovane Holden, fra i quali ce ne sono certamente due particolarmente importanti (oltre a The Stranger, che racconta la morte di Vincent, il fratello maggiore di Holden – poi DB nel romanzo – e richiama brevemente Allie, qui Kenneth – e This sandwich has no mayonnaise, in cui il narratore è sempre Vincent):

I’m crazy (del 1945) è il materiale poi usato in due capitoli di Holden, quello dell’incontro col vecchio professore di storia e quello della visita notturna del protagonista alla sorella Phoebe (e qui sono un paio di differenze significative, quali la presenza di una cameriera a casa Caufield e l’esistenza di una sorellina piccola, Viola), mentre Slight rebellion off Madison (1946) anticipa la giornata che Holden trascorre con Sally ma risulta lontano dal personaggio del romanzo, e non solo perché il racconto è, straniamente, in terza persona.

La curiosità filologica è ovviamente la ragione principale per la quale perdersi in quest’universo narrativo, in cui si incontrano gioielli inattesi, come Blue melody, in cui la franchezza del profondo sud (I’m sorry but the rules of the hospital do not permit Negro patients) è un pugno nello stomaco.

E c’è ovviamente anche il discusso Hapworth 16, 1924, l’ultima cosa pubblicata (sul New Yorker)da Salinger in vita, nel 1965, la cui ardua lettura è solo a tratti giustificata dalla presenza di dotte parole come pauciloquent, conio seicentesco graziosamente latino e decisamente inadatto al verboso racconto…

 

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