Vai al contenuto

magister carissime et dulcissime

24 luglio 2017

9780226378114_0_0_300_80La principale scoperta filologica di Angelo Mai che Leopardi celebrava come “Italo ardito fu certamente quella delle parti del De republica ciceroniano estranee al Somnum Scipionis giuntoci (via Macrobio) autonomamente, ma nel ‘secol morto’ che era l’800 il cardinale scoprì anche altre cose, come un palinsesto che nascondeva l’epistolario di Marco Cornelio Frontone, cosa che all’epoca suscitò un entusiasmo sproporzionato, perché Frontone era citato dagli antichi come raffinatissimo scrittore – entusiasmo che fu presto smorzato appena si appurò che Frontone, no, non era raffinatissimo scrittore ma questo non deve distogliere dall’interesse per un personaggio che fra suoi corrispondenti aveva l’imperatore Marco Aurelio (ne parlavamo qui).

Marcus Aurelius in love di Amy Richlin (nella quale ci stiamo imbattendo assai spesso e cui dobbiamo l’immagine mentale di Plinio il Vecchio che si fascia la testa col reggiseno della moglie) presenta proprio questo epistolario o, meglio, la cinquantina di lettere (databili tra il 139 ed il 148 dC, cioè quando Marco aveva tra i 18 ed 27 anni e Frontone una ventina di più), dalle quali si potrebbe dedurre un rapporto d’amore fra i due (come già aveva fatto John Boswell, che talora è un po’ avventato nelle sue conclusioni, va detto).

E qui le cose si fanno tanto intriganti quanto complicate, a partire dal testo stesso delle lettere (il libro è essenzialmente loro traduzione dal latino – con discutibili adattamenti – , ma il testo originale non è presente e va cercato altrove, cose che non rende agevolissima una lettura ponderata del tutto), in cui le espressioni d’affetto fra i due non si risparmiano, con il giovane principe che si arrabbia perché il maestro non si lascia amare come meriterebbe (Atque… tibi irascor atque suscenseo, quod facis ne te, ut volo, amare possim, id est, ne meus animus amorem tuum usque ad summum columen eius persequi posse) o con Frontone che lo invita a non curarsi dei rumores sull’origine del loro amore, che la gente indaga come fossero le mitiche sorgenti del Nilo (Sine homines ambigant, disserant, disputent, coniectent, requirant, ut Nili caput, ita nostri amoris originem).

Il tutto in un contesto in cui il maestro di retorica gli spedisce dei compiti di latino e greco da fare ed il giovane studente trascorre giornate a letto a leggere il De agri cultura di Catone (Catonis multa legi) e a scrivere a Frontone quanto gli manchi (O, quam diu te non vidi!) – e Frontone gli descrive sogni che non esiterei a definire erotici (Si quando te “somno leni”, ut poeta ait, “placidoque revinctus” video in somnis, numquam est quin amplectar et exosculer).

E poi, gradualmente, il rapporto fra i due si raffredda, Marco Aurelio lascia la retorica per la filosofia (e fare l’imperatore romano, dopo la morte del padre adottivo, Antonino Pio) e, anziano, avrà solo poco parole e non molto significative per Frontone nelle pagine dei Pensieri in cui ricorda i suoi maestri.

Delirio giovanilistico di chi ha letto un po’ troppo il Fedro di Platone o la più grande storia d’amore mai raccontata…

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: