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boyband 114, part 1

6 luglio 2017

Il paradosso dell’intera carriera dei One Direction è che, pur essendo stati la boyband di maggior successo (e fandom inquietante) dell’ultimo decennio, presi singolarmente furono respinti ai provini dell’X factor inglese (i cui standard non sono altissimi, diciamo) e solo in un secondo momento furono recuperati per formare un quintetto.

Tale idea (cantanti che da soli non si filerebbe nessuno ma che messi insieme funzionano) è alla base di un nuovo reality show dell’ABCBoyband, inspiegabilmente condotto da Rita Ora e destinato a tenerci compagnia per un paio di mesi.

Il meccanismo è quello di decine di altri programmi,  solo che qui non ci sono ‘giudici’ o ‘coach’ ma – giuro – architetti. A svolgere il ruolo sono Timbaland (!), Emma Bunton delle Spice GirlsNick Carter dei Backstreet Boys, che ne ha fatta di strada per diventare un essere umano decente, considerato che iniziava dall’essere il più insopportabile dei cinque – E’ il primo che canta in Get down, il loro peggior singolo:

Anyway, la prima puntata vede 30 aspiranti boybanders esibirsi davanti ai tre architetti (ripeto, architetti), senza che nessuno risulti particolarmente significativo (c’è un clone di Harry Styles, tanto per rimanere in tema 1D; un numero di latino-americani sproporzionatamente alto; un ragazzo-padre, che è chiaramente fuori target) e  ne vengono quindi selezionati 18 (tra cui, ovviamente, il clone di Harry Styles, un paio di latinos ed il ragazzo-padre), divisi in tre sub-boy band da 6 che decidono di chiamarsi ReverbUplift e Six Track (immagino che l’ufficio marketing interverrà in un secondo momento).

Siccome 6 sono chiaramente troppi per una boyband occidentale (altrove i numeri sono molto più alti), pare che ne elimineranno uno per sottogruppo.

Alla fine della prima serata si esibiscono gli Uplift (in That’s what I like di Bruno Mars):

Tranne Sergio (pronunciato sergiiio) e quello del beat-box (J Hype? seriously?), a me sono parsi imbarazzanti ed impacciati e gli architetti paiono d’accordo con me, nel senso che salvano questi due ed altri tre non particolarmente terribili, eliminando quello più stonato.

Per ora ci si può stare…

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