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el plutonio

3 luglio 2017

MV5BMjM0NDY2MzEwNF5BMl5BanBnXkFtZTgwNTM1NDc5ODE@._V1_UY1200_CR90,0,630,1200_AL_Tra i tanti prodotti della guerra fredda (la Yugoslavia, Russians di Sting e cose simili) vanno annoverate le città segrete, cioè delle comunità completamente isolate dal resto del mondo (ed omesse dalle cartine geografiche), sviluppatesi intorno a centrali nucleari o laboratori in cui si lavorava alla bomba atomica. Per quanto il fenomeno riguardasse anche gli Stati Uniti, la paranoia staliniana diede il meglio di sè e l’Unione Sovietica pare ad un certo punto esserne stata stracolma.

Ad una di queste città, oggi nota col nome di Ozersk e tuttora (un po’ meno) chiusa, è dedicato City 40, un documentario dell’anno scorso che in buona parte racconta gli sforzi di un’attivista per il riconoscimento dei diritti degli abitanti (oggi poco meno di 100mila) di un posto che ad un certo punto è stato tagliato fuori dalla storia e che ha avuto la sua discreta quota di ‘incidenti’ senza che il resto del mondo ne sapesse qualcosa.

Tipo The Americans, ma tutto vero.

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