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nothing we do is real

8 febbraio 2017

american-horror-story-roanoke-references-devilGiunto alla sesta incarnazioneAmerican Horror Story continua a sorprendere – non per il cast, che resta meraviglioso – quest’anno in particolare Kathy Bates supera se stessa.

Dopo l’affascinante albergo della quinta stagione, la vicenda si apre come fosse un documentario su una casa infestata da spiriti legati ad una colonia cinquecentesca misteriosamente scomparsa nel nulla (la cosa pare avere basi storiche), in cui alle testimonianze dei protagonisti della vicenda ‘reale’ si affianca la ricostruzione televisiva, per poi diventare un macabro reality show in cui gli ‘attori’ ed i personaggi ‘veri’ devono stare per tre giorni nella casa infestata, per poi concludersi con altri programmi televisivi (una cosa di cacciatori di fantasmi, un programma di notizie, un’intervista tenuta dalla protagonista della seconda stagione) che tornano a posteriori sull’accaduto – praticamente un geniale trionfo di meta- cose che fa parere Pirandello un principiante, in cui il concetto di ‘reale’ si perde in un sempre più ingarbugliato sovrapporsi di matrioske.

E per la prima volta da qualche anno, ci sono momenti in cui fa semplicemente paura, il che è sempre catarticamente piacevole.

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