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corone di spine

24 gennaio 2017

9788858125908_0_0_300_80L’incipit del De corona di Tertulliano (gli si può dir di tutto, tranne che non sapesse scrivere) è una delle pagine più forti della letteratura latina, in cui, in una parata militare in cui i soldati venivano premiati per la loro virtus (milites laureati adibant), ce n’è uno che si sente casomai soldato di Dio e che, con coerenza maggiore degli altri che hanno la presunzione di poter servire due padroni, rifiuta la corona (Adhibetur quidam illic magis Dei miles, ceteris constantior fratribus qui se duobus dominis seruire posse praesumpserant. Solus libero capite, coronamento in manu otioso, uulgato iam et ista disciplina christiano, relucebat) e, quando gliene chiedono il motivo, risponde con solo due parole:

« christianus sum » respondit

Rapida prolessi all’Italia degli anni ’60, quando don Lorenzo Milani finì a processo per aver criticato pubblicamente un documento redatto da alcuni cappellani militari che accusavano di viltà gli obiettori di coscienza, cioè quei ragazzi (per lo più Testimoni di Geova o valdesi, pochissimi i Cattolici) che rifiutavano il servizio militare obbligatorio (finendo in carcere, eh), perché lo ritenevano incompatibile con la loro fede religiosa (su questa ed altre obiezioni avevamo già letto il lavoro di Chiara Lalli).

E come spesso gli capitò, don Milani fu lasciato solo dalla sua Chiesa, che all’epoca difendeva il concetto di “guerra giusta” e criticava l’obiezione, malgrado – in quello stesso periodo – Paolo VI fosse stato alquanto netto in un discorso all’ONU (jamais la guerre!) ed avrebbe poi scritto nella Popolorum progresso di rallegrarsi nell’apprendere che in talune nazioni il “servizio militare” può essere scambiato in parte con un “servizio civile”, un “servizio puro e semplice”, e benediciamo tali iniziative e le buone volontà che vi rispondono (l’Italia sarebbe entrate fra le talune nazioni solo nel 1972 – e con approccio mortificante – , per poi abolire la leva obbligatoria nel 2004).

Alla storia di questo processo è dedicato il recente lavoro di Mario LancisiProcesso all’obbedienza, che è in parte anche biografia del sacerdote e curatissimo ritratto del cattolicesimo fiorentino degli anni ’50, con i suoi La Pira ed i primi incontri tra marxismo e cristianesimo.

Della parola ‘profeta’ si abusa spesso, ma non in questo caso.

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