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7 gennaio 2017

41n4uvxewul-_sx322_bo1204203200_Certamente datato (è del 1997) ma comunque interessante, Roman Sexualities raccoglie dodici articoli sulla sessualità (le sessualità, giustamente – tutto il testo, come gran parte di quanto scritto sul tema a partire dagli anni ’90, non può non dirsi foucaultiano) nel mondo romano, passando dalla definizione di vir (corpo impenetrabile, in ogni senso) al lessico dei ruoli sessuali (su cui abbiamo già dato), dalle professioni ‘infami’ (attori, gladiatori e prostitute, accomunati dalla dimensione pubblica del loro lavoro e nel contempo esplicitamente esclusi dal ricoprire ruoli pubblici, come ricorda una lex Iulia de municipiis) al tema della ‘devianza’ nell’oratoria, dalla dissonanza di genere in Catullo al sovrapporsi della coppia amor/amicitia nella poesia elegiaca.

Curioso è l’articolo di Amy Richlin sul modo in cui Plinio il Vecchio parla del corpo femminile o della donna in genere, articolo che si apre con una delle citazioni più inquietanti della letteratura latina, quella per cui un buon rimedio al mal di testa sarebbe legarsi in testa un reggiseno (Naturalis historia 28 76: invenio et fascia mulieris alligato capite dolores minui) ed anche quello sulla Messalina di Tacito offre spunti interessanti.

Gli ultimi tre articoli parlano di omosessualità femminile (Female homoeroticism di Judith P. Hallet è la cosa migliore che abbia letto sul tema, su cui è stato scritto poco, anche perché le fonti – una battuta in Plauto, Ovidio, qualche accenno nei due Seneca, i soliti Marziale e Giovenale – sono scarsine), delle Heroides di Ovidio (articolo un po’ farneticante, va detto, in cui si vuole dimostrare che la Saffo di Ovidio vive la sua affezione per Faone secondo i canoni ellenistici dell’uomo adulto che seduce un puer delicatus) e dell’unica voce femminile della letteratura latina di cui ci resta qualcosa (sei poesie in tutto), Sulpicia, nella quale, un po’ forzatamente, si ritrovano echi della Didone virgiliana.

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