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lost in lithuania – 1

1 novembre 2016

Come anticipavamo qui, siamo poi finiti in Lituania, più precisamente in un paesino al confine con la LettoniaSkuodas, la cui cosa più ‘celebre’ fu il massacro di cittadini di origine ebraica (che erano ca. il 50% degli abitanti) ad opera dei Nazisti durante la II guerra mondiale – ma di quanto accaduto durante la seconda guerra mondiale e di quando i Sovietici occuparono la Lituania ‘per proteggerla’ alla fine della guerra non ci parleranno molto, come vedremo, se non con qualche vaga allusione ai ‘soviet times‘.

Visto che le attrattive turistiche del paesino non paiono moltissime, decidiamo di partire un giorno prima e di visitare la capitale, Vilnius, dove arriviamo per ora di pranzo dopo un veloce cambio a Francoforte, non senza che in aereo il succo di pomodoro mi si rovesci sui compiti di latino della prima, con enorme divertimento delle hostess e del gruppetto di vecchiette francesi che siedono dietro di noi e che visiteranno la triade baltica (Lituania, Lettonia, Estonia) in tre giorni, tipo.

oldterminallarge(l’aeroporto, che pare la stazione di Roma Trastevere)

Vilnius mangiamo da Kentucky Fried Chicken (che i ggiovani chiamano KFC, ed ho dovuto spiegare loro l’acronimo) visitiamo la cattedrale e passeggiamo per una città carina e – leitmotiv del viaggio – freddissimissima e piena di negozi d’ambra (la cui vendita credo costituisca un buon 60% del PIL del paese), poi a cena mangiamo qualcosa di vagamente più locale (i Lituani sopravvivono mangiando patate, pancakes e crepes) e scopro il mio nuovo piatto di riferimento, una zuppa fredda sobriamente rosa che si mangia accompagnata, sì, da patate:

saltibarsciai

(si chiama saltibarsciai)

La sera scopriamo che l’albergo offre ai suoi ospiti, piscina, sauna e palestra e ci pare doveroso andarci, malgrado questo produrrà un mio imbarazzante incidente sul tapis roulant (l’ho detto e lo ripeto: LO SPORT FA MALE), con rovinoso scorticamento delle gambe e successiva scoperta del sistema sanitario lituano, ma al momento la situazione non pare seriosa.

200_s

Il giorno dopo abbiamo ancora tempo per un giro per Vilnius che prevede la visita alle rovine di un castello di cui è stata ricostruita una torre:

dsc00937

Nel pomeriggio abbiamo appuntamento con un pulmino che ci porta a Skuodas dopo quasi 4 ore di viaggio in un paese che pare deserto (i Lituani sono meno di 3 milioni, per un territorio ca. 1/5 dell’Italia), come è deserto l’unico bar che incontriamo per strada ed in cui ci fermiamo per una breve pausa (scopro l’esistenza delle Marlboro Blue Ice, che sono in pratica sigarette al mentolo con retrogusto di Aquafresh e con un pulsante magico che dovrebbe rilasciare il mentolo, come mi spiega la collega croata).

La sera arriviamo finalmente a Skuodas e, mentre gli studenti vengono recuperati dalle famiglie che li ospiteranno, noi finiamo da un affittacamere (non ci sono alberghi), gestito da una signora convinta di sapere il tedesco quanto io sono fluente in sanscrito, il che rende le conversazioni surreali. In camera guardo un po’ Bloomberg television (per il resto sono solo canali russi e polacchi o Don Matteo doppiato) e comincio a raccogliere informazioni sul lituano (è imparentato solo col lettone, è una lingua flessa con 7 casi ed un ricco patrimonio di preposizioni, pare greco antico scritto in alfabeto latino – i maschili singolari al nominativo escono in –as, plurale in –ai, i giorni della settimana si chiamano fantasiosamente “primo giorno”, “secondo giorno” etc. ).

E domani è il primo giorno di scuola…

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