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pornocrazie

24 settembre 2016

9780195067231_0_200_0_0Tra le tante cose che hanno inventato i Greci (chessò, il teatro, la filosofia, la democrazia, la feta) spicca anche la ‘pornografia’ o, meglio, la parola pornographos, che pare apparire per la prima volta in età imperiale, nei Deipnosofisti di Ateneo, dove il ‘pornografo’ sarebbe colui che scrive/rappresenta delle prostitute, in greco pornai.

A questo tema, o, meglio, alla rappresentazione classiche di quanto noi definiremmo pornografico, è dedicata una raccolta di saggi, Pornography and representation in Greece & Rome, curata da Amy Richlin ed un filino datata, tanto cronologicamente (è del 1992) quanto ideologicamente (tipo questo).

Come in tutte le miscellanee, ci sono articoli interessanti ed articoli un po’ insulsi. Si passa così da un paio di buoni articoli sulle raffigurazioni di scene sessuali nella ceramica attica (Pornography and persuasion on Attic Pottery e Eros in Love: Pederasty and Pornography in Greece), a meno riuscite riflessioni sui personaggi femminili nel teatro del V secolo (Tragedy and the politics of containment e The Mute Nude Female Characters in Aristophanes’ Plays); non mancano riflessioni sul tema della violenza sessuale in Livio (se ne parlava qua), un paio di confusi articoli su Ovidio e due sul romanzo greco, talora paragonato alla letteratura di consumo, tipo Harmony.

Love’s Body Anatomized: The Ancient Erotic Handbooks and the Rhetoric of Sexuality offre un (per me) inedito ritratto delle scarsissime informazioni che abbiamo sui manuali erotici di età ellenistica, tramandati quasi sempre come opera di cortigiane ma probabilmente scritti da maschietti (del più famoso, attribuito ad una dotta Filenide, resta anche un breve frammento papiraceo), mentre l’articolo più interessante si rivela alla fine quello meno ‘pornografico’ di tutti, cioè Death as Decoration: Scenes from the Arena on Roman Domestic Mosaics di Shelby Brown, dedicato ai mosaici di ville romane (principalmente di area gallica e maghrebina) che raffigurano scene di una certa violenza che noi, azzardo, non metteremmo in sala da pranzo:

Mosaico Simmachi gladiatorio

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