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come un manuale zen per la gestione delle differenze sociali

14 settembre 2016

copj170.aspSu consiglio di @Abraxas_365, ho affrontato Per la cruna di un ago, un lavoro decisamente impegnativo – come tutti i libri di Brown; questo in più supera abbondantenente le 700 pagine, bibliografia ed indici esclusi.

Il lavoro – che potrebbe essere il suo testamento di studioso e invece no, perché ne è uscito un altro – è dedicato all’intrigante rapporto del cristianesimo con la ricchezza materiale (religione nata, ricordiamo, con un tizio che diceva: “va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo”, Mt. 19 21, e finita con deliri evangelici per quali Dio premia la tua fede tramite obbligazioni finanziarie), nei due secoli cruciali che vanno dal 350 al 550 dC.

Come sempre, Brown non si limita ai testi della letteratura cristiana dell’epoca ma guarda anche ai fattori sociali, economici e culturali della tarda romanità, con particolare attenzione per le testimonianze archeologiche, allo scopo di ricostruire una società in cui il cristianesimo, timidamente uscito dall’illegalità tramite l’editto milanese di Costantino, si trova impegnato a giustificare il denaro che pian piano comincia a ruotargli intorno, con conseguenti dibattiti teologici che nascondono in realtà tensioni fra singole chiese ed episcopati (si potrà cominciare a parlare di una Chiesa solo nel VI secolo) – esemplare, ed è la parte più interessante del libro – tutta la questione del rapporto tra grazia ed opere nella querelle di Agostino contro Pelagio, spiegata qui non tanto in riferimento a passi paolini (come mi aspettavo) ma come complesso gioco di competenze in cui Agostino guarda con sospetto gli aristocratici romani che arrivano sulle coste dell’Africa in fuga dai Goti di Alarico che aveva messo Roma al sacco (410 dC), portandosi appresso discreti patrimoni ed idee teologiche eterodosse.

Molto interessanti anche gli ultimi capitoli, dedicati all’evergetismo del VI secolo, rivolto non più alla civitas o ai poveri ma solo agli unici ‘poveri fra i santi’ – i monaci – che si ritrovano garanti di intercessione presso il tribunale dell’Altissimo e che per questo devono diventare ‘altro’ rispetto alle persone normali, con conseguente nascita di regole e regolamenti (dalla castità all’abbigliamento) che ‘esploderanno’ poi nel Medioevo occidentale e che Brown non vede come imposizione di un alto clero retrogrado su un basso clero recalcitrante ma come esplicita richiesta della massa dei fedeli che, non potendo esser santi di persona, volevano che lo fossero gli altri. Vox populi…

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2 commenti leave one →
  1. 21 ottobre 2016 1:57 PM

    L’ha ribloggato su l'eta' della innocenza.

    Mi piace

Trackbacks

  1. release the jedi in you | cheremone

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