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being bogart

12 settembre 2016

copj170.aspCome nel caso di Patrick McGrath, anche Jonathan Coe è un autore che ad un certo punto ho seguito ossessivamente (La casa del sonno è un CAPOLAVORO), per poi lasciare un po’ per strada.

Nella sua produzione avevo comunque sempre scelto di soffermarmi sui romanzi, lasciando da parte le biografie di gente cui non ero particolarmente interessato.

Un po’ un errore, perché, ad esempio, la breve biografia di Humphrey Bogart (Caro Bogart, del 1991, ma arrivata in italiano più di dieci anni dopo), si rivela interessante come ritratto di una vita intensa (quattro matrimoni, il grande amore con Lauren Bacall, una certa tendenza all’alcolismo che lo portò a lavarsi i denti col whiskey), una carriera cinematografica di cui ho visto troppo poco (solo Casablanca e Sabrina, direi) ed un’affascinante quadretto sull‘Hollywood degli anni ’40.

A posteriori, se ne capisce l’infatuazione di Woody Allen in Provaci ancora, Sam:

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