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sordida verba ludo non conveniunt

10 agosto 2016

copj170.aspValter Lapini insegna Letteratura Greca all’Università di Genova ma, per divertirsi, ha curato un’assai curiosa ‘antologia della letteratura greca e latina’, Il culo non esiste solo per andare di corpo (!), sotto lo pseudonimo di Alvaro Rissa (che viene direttamente da Ecce Bombo).

In pratica ha portato alle estreme conseguenze l’idea del ‘falso d’autore’ (ne avevamo qualche esempio qua) scrivendo (in greco e latino, eh) falsi testi di Omero, Platone, Catullo, Orazio etc., il tutto prendendo in giro il didattichese che normalmente accompagna i manuali scolastici (scrive nella fantastica introduzione: “Nostro speciale motivo di orgoglio sono le rubriche Riflettiamo sul lessico, I consiji de bBruno, Thalatta thalatta e Ricky il laziale, che, unitamente ai tests d’ingresso e ai quizzes di autovalutazoone, confidiamo possano validamente orientare le strategie di debriefing, anche a bassa guidance, che il docente riterrà opportuno porre in essere”).

Come diceva Quintiliano, si deve partire ab Homero, di cui il Papiro di Ornitorinco (!) 1.262 ha conservato una Fantozziade di chiaro valore (al v. 136 il ragioniere si giustifica con un bell’esametro, ajll j ejgwv, oijv, toutevst j, ejn ajlhqevi j, oujk ejqelhsa, che Rosa Calzecchi Onesti rende con un efficace “ma io… ehm… cioè… veramente… non volevo”); si passa poi al teatro, con un inedito di Sofocle (I présidi, in cui i dirigenti scolastici del Dante e del Galileo lottano ad avere più iscritti per non essere accorpati) e due frammenti tratti da I ricercatori di Teodette (se questo blog non fosse cheremone, sarebbe teodette, #sapevatelo), in cui Platone, reincarnato per metempsicosi, non riesce ad ottenere un dottorato in letteratura greca a causa di raccomandazioni e corruzioni.

Non mancano l’oratoria (c’è un De recreatione di Lisia in cui un docente liceale chiede al preside un prolungamento della ricreazione, per poter più agevolmente raggiungere il bar – kafhthvrion  – della scuola) e la filosofia (c’è un dialogo platonico, il Del Carlo, sull’opportunità di dividere l’anno scolastico in due quadrimestri o tre trimestri).

Per la parte latina, si parte con un Catullo gastronomico (strofe saffiche dedicate ad una zuppa di funghi) e si prosegue con ben tre carmina di Orazio (un’improbabile Ode al Brasile ai Mondiali del 1998 dal sapore pindarico, un’Ode a Isabelle che anticipa alcuni versi di Marino e l’Ode a Noemi da cui deriva il titolo dell’antologia), per concludere con i consigli matrimoniali di un’elegia di Tibullo, ma questi ultimi testi sono gratuitamente volgarotti ed il gioco, a lungo andare, stanca.

Peccato, perché la parte greca era notevolissima.

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