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iulia lex, sed lex

22 luglio 2016

copj170.aspScrivere la biografia di donne del mondo romano è impresa disperata, considerato che di loro non rimane mai nulla, solo qualche ritratto e raramente qualche loro parola, mentre su di loro, al massimo, parlano i maschi (come accade ad esempio alla Lesbia/Clodia di Catullo).

Anni fa una biografia di Ottavia (la figlia di Claudio, sorella di Britannico, finita sposa di Nerone e da lui fatta morire) fu per l’autrice il pretesto per un affresco vivace della società romana del I secolo dC, anche perché della fanciulla non ci rimane nulla, neanche una frase.

Qualche informazione in più abbiamo su Giulia, l’unica figlia di Augusto che, denunciata dal padre stesso (!) per reati sessuali (la lex Iulia de adulteriis ha questo nome perché il suo promotore era uno Iulius ma ebbe quindi anche una Iulia fra le sue vittime) finì in relegatio prima a Ventotene, poi a Reggio Calabria e fu infine fatta morire d’inedia dall’ex marito, Tiberio, appena salito al trono, ancora sporco del sangue di Agrippa Postumo, che di Giulia era figlio.

A lei è dedicato un tentativo di biografia, Giulia, la figlia di Augusto, in cui Lorenzo Braccesi ricostruisce (con una certa disinvoltura, direi) gli intrighi di una corte in cui davvero succede di tutto.

La storia comincia quando Augusto (ancora ‘Ottaviano‘ all’epoca) ripudia Scribonia il giorno stesso (!) in cui aveva partorito Giulia (potrebbe essere lei il puer celebrato da Virgilio nelle Bucoliche, eh), in quanto le nozze con una rappresentante della nobilitas senatoria gli risultavano più utili per presentarsi come pacificatore di Roma nella sua ascesa al potere.

Sempre attento alle politiche matrimoniali, le fa sposare Marcello (che è suo cugino, in quanto figlio di Ottavia, sorella del padre Augusto); morto tragicamente nel 23, finisce in moglie ad Agrippa; i cinque figli nati dal matrimonio non ne attestano la felicità, visto che comincia ad avere relazioni extra-matrimoniali (con un Sempronio Gracco di simpatie repubblicane, con lo Iullo figlio di Antonio e forse anche con Ovidio, se è lei la ‘Corinna‘ cantata negli Amores), che proseguono anche quando, morto Agrippa, finisce moglie di Tiberio (che, scandalizzato dal di lei comportamento, si autoesilia a Rodi).

Le fonti antiche la presentano come una donna sfrenata e lussuriosa ma Braccesi vede, dietro le accuse, la volontà augustea di nascondere colpe ben più gravi, come quella di un complotto (attorno a Giulia pare formarsi una factio di intellettuali con sogni eversivi, non sappiamo quanto praticabili) che avrebbe addirittura previsto l’uccisione di Augusto (al parricidio fa riferimento un passo di Plinio il Vecchio).

La ragione del suo esilio non sarebbe dunque stato il rigore morale del princeps pronto ad applicare severamente le sue stesse leggi sull’adulterio ma il desiderio di punirla duramente senza però rivelare nulla delle vere, e più inquietanti per un pater familias, colpe di cui Giulia si sarebbe macchiata.

E mentre Giulia è relegata prima in mezzo al mare e poi in Calabria, le muoiono i figli Lucio e Gaio (Augusto non le permette di tornare a Roma neanche per i loro funerali), il suo ultimo nato (Agrippa Postumo) finisce anche lui relegato altrove (la matrigna cattiva, Livia, voleva togliere di mezzo un possibile avversario di Tiberio) e la sua stessa figlia Iuliola (sarebbe Giulia minor) finisce anche lei coinvolta in una congiura tramata dal marito ed ugualmente relegata alle Tremiti.

Solo una figlia le sopravviverà, l’Agrippina moglie di Germanico, nonché madre di Caligola e poi pure nonna di Nerone

… mi ripeto sempre, ma io ADORO LA DINASTIA GIULIO-CLAUDIA.

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