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tertium non datur

10 giugno 2016

copj170.aspUno passa un sacco di tempo a dire che la realtà è spesso contraddittoria, che le cose sono difficili e che non si può essere manichei, poi si riprende in mano Aristotele e le certezze sul dubbio si frammentano.

Che la realtà non sia fatta di contraddittori (ma al massimo di contrari, perché le due cose sono diverse) è la conclusione ultima dell’agile Il principio di non-contraddizione in Aristotele di Gianluigi Pasquale (l’unico libro che possiedo ad essere dedicato, giuro, “a Sua Eccellenza Monsignor Rino Fisichella“), che, con discreta chiarezza data la complessità semantica delle pagine della Metafisica che affronta, cerca di spiegare la centralità gnoseologica del PNC (così pare un piano staliniano per la produzione di acciaio, ma l’acronimo è dell’autore) nel sistema delle cose del mondo, che hanno alla base non qualcosa che si deduce (altrimenti si entrerebbe in una deduzione ad infinitum) ma qualcosa che solo il nou:V riesce ad intuire, cosa che, nelle conclusioni, porta Pasquale a parlare di onto-teo-logia, perché, come sospetto da anni, Dio è una specie di sillogismo predialettico.

(o anche no)

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