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è scoppiata una battaglia molto strana, sono in guerra i giorni della settimana

31 maggio 2016

copj170.aspQualche mese fa avevo appurato che i dibattiti sulla didattica del latino non sono affatto invenzione della modernità ma sono vecchi più o meno quanto il latino stesso (persino il buon Donato, se non ricordo male, era solito far declinare parole agli alunni parole familiari, tipo magister e tabula e non philosòphia o augur, partendo dal presupposto che si dovesse passare dal noto all’ignoto e non dall’ignoto all’ignoto, come ogni tanto facciamo ora).

In un dibattito che si trascina dunque da secoli mi sono imbattuto in una cosa meravigliosa, quale La guerra grammaticale di Andrea Guarna, da pochi anni tradotto in italiano e curato da Donatella Puliga (sempre brava) e Svetlana Hautala.

Si tratta di un testo apparso per la prima volta nel 1511 ed enormemente popolare per un paio di secoli nell’Europa settentrionale (con tanto di edizione finlandese, volgarizzamenti ed adattamenti ad ambiti quali la medicina e la musica e persino una rappresentazione teatrale oxfordiana per Elisabetta I) ma praticamente sconosciuto in Italia (forse noto, però, a Machiavelli) che racconta una guerra scoppiata, per futili motivi, fa due re, il Verbo ed il Nome, che, durante un sereno convivio in un locus amoenus, cominciano a litigare su chi fra i due venga per primo.

Dato che la questione non può essere risolta appellandosi alla Scrittura (In principio… Verbum erat Deus, si legge, ma Deus è comunque un Nomen…), si arriva allo scontro militare ed il Rex Verborum chiama il suo fedele Dux Adverbiorum (Quando) ed i suoi sei centurioni (Ubi, Quo, Unde, Qua, Quorsum e Quousque), seguiti da una sfilza di manipulares (Hic, Illic, Istic etc. ). Si schierano dunque tutti i verbi, compresi quelli anomali (Sum, Volo, Fero, Edo) che non stanno mai in ordine e ai quali il Re ha concesso di piantare le proprie tende in qualsiasi accampamento e quelli attivi (vestiti in o) e passivi (vestiti in or). L’esercito dei Verbi si schiera, ovviamente, in quattro coniugazioni, in modo che abbiano tutti il loro posto (tranne quelli che portano gli infiniti, tipo Audet, Debet e simili). Arrivano infine, disertando dai nomi, quegl’infingardi di Gerundi e Supini.

Nel campo dei Nomi si schierano prima di tutto i Duces Pronominum (Ego, Tu, Sui) ed i loro soldati, schierati tutti per tipo (Primitiva, Derivativa, Relativa, Possessiva, Gentilia); arriva quindi la Regina Praepositionum (Ad) e tutta la sua schiera (agli ordini ora dell’ablativo, ora dell’accusativo, ora di entrambi), seguita poi dai nomi, schierati in cinque declinazioni (le ultime due un po’ a corto di uomini, direi).

Resta neutrale (perché un po’ Nome ed un po’ Verbo!) è il Participio, malgrado entrambi i contendenti cerchino di portarlo dalla loro parte, ed alla fine manda truppe ausiliare a tutti e due gli eserciti (fornisce, per dire, i passati, i presenti ed i futuri ai Verbi e nominativi, genitivi, maschili, femminili, neutri, singolari e plurali ai Nomi).

Avrete già capito come procede la battaglia: il Re dei Nomi, ad esempio, perde il valoroso ceter di cui sopravvive solo il plurale e per vendetta taglia il sedere a Duce, Face e Dice che diventano quindi Duc, Fac e Dic, mentre il Re dei Verbi deve affrontare la rivolta di alcuni mostri a due teste come Cecidi, Cucurri, Pepedi (i perfetti raddoppiati, in pratica) ed alcuni verbi subiscono gravi perdite (ad Aio restano solo poche forme). Particolarmente commovente è il testamento di Facior, che cade in battaglia lasciando come erede il già polisemico Fio

Anologhe perdite nel campo dei Nomi, con sol (come fumus, limus, sanguis, mundus, pontus ed altri) che perde il plurale (ogni tanto, tipo in Catullo, riappare, ma sa di leggenda metropolitana) ed i pluralia tantum sono tali perché hanno perso in insidiis il loro singolare.

Alla fine si depongono le armi e si trova un accordo: il Nome deve essere retto dal Verbo in quanto al caso ma riguardo al numero ed alla persona il Verbo deve darla vinta al suo soggetto – e così si potrà andare insieme a combattere i veri nemici: l’Ignoranza e i Barbarirsmi.

IL LIBRO PIU’ IMPORTANTE DELL’INTERO RINASCIMENTO, in pratica.

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5 commenti leave one →
  1. Anonimo Navigatore permalink
    31 maggio 2016 2:41 PM

    MERAVIGLIOSO!!! ma dove le trovi queste cose???

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    • 31 maggio 2016 3:29 PM

      sai che non ricordo? sarà stato citato in nota da qualcos’altro e da lì l’ho ordinato ;-)!

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    • 31 maggio 2016 3:30 PM

      l’altro giorno ho introdotto la spiegazione sui participi raccontando di una guerra in cui restavano neutrali ;-!

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      • Anonimo navigatore permalink
        31 maggio 2016 3:31 PM

        E la cosa ha funzionato?

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  2. 31 maggio 2016 3:34 PM

    Diciamo che mi sono parsi più incuriositi rispetto al solito incipit “il participio è un aggettivo/nove verbale che presenta due diatesi e blah blah” ;-)!

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