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il veNTo che nasce e muoRe / nell’oRa che leNTa s’anneRa

4 aprile 2016

copj170Di formazione glottologo, Edoardo Veneis ha frequentato anche ambiti poetici, sia come autore sia come studioso; a questo ultimo ambito si lega il breve Di Montale e del tradurre che, postumo, raccoglie sette articoli pubblicati nel corso di un trentennio ed accomunati da un certosino interesse per Montale e la sua lingua poetica, alla quale applica quanto gli viene più familiare.

E così, oltre ad articoli su Montale traduttore (alle prese con Blake e Shakespeare), il suo sguardo, essenzialmente jakobsoniano, si concentra sulla ricorrenza nelle prime tre raccolte del poeta (Ossi di seppia, Le occasioni, La bufera e altro) di determinate sequenze organizzate di fonemi o gruppi fonematici, cioè le sempre care ed amate allitterazioni che, in un autore novecentesco in cui la rima tradizionale è raramente frequentata, percorrono il tessuto poetico, suscitando inattesi accostamenti e richiami, quasi a svolgere la funzione che nella metrica tradizionale aveva la bistrattata rima.

Tali richiami sono certamente ricercati dal poeta, come dimostra una rapida rassegna delle varianti d’autore fra le edizioni delle poesie, dove, ad esempio, l’occaso lascia spesso spazio all’occidente, che contiene un fonema particolarmente caro a Montale, anche per la sua dimensione participiale (“la cui ambuiguità funzionale tra verbo ed aggettivo richiama l’emblematica attesa dell’evento e nel contempo il compiersi del prodigio”, scrive Veneis).

Si capirà, da queste poche righe, che è una miscellanea rivolta ad un pubblico di iper-specialisti (non a chi per anni ha pensato che Dora Markus fosse, forse per assonanza con la Dora Baltea?, un fiume – giuro), anche se le osservazioni su quelle che possono essere definite ‘parole-chiave’ di un autore (che non sono necessariamente quelle più ricorrenti in un lessico frequenziale) sono interessanti e stimolanti.

Toh, interessaNTi e stimolaNTi, e giuro che non l’ho fatto apposta.

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