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different thoughts are good for me

13 marzo 2016

copj170Ho deciso di tornare sul ‘gender’ a partire da due articoli apparsi sul Post (uno su cosa sia o non sia la ‘gender theory’ ed uno, più recente, che spiega da dove vengano, ideologicamente, quelli che ne paiono ossessionati al punto da fondare ‘partiti’ che paiono estensioni di un file, come il PDF di Adinolfi – proprio quello di cui si sentiva il bisogno).

Già quando B16 cominciò a parlare di ‘gender’ negli ultimi anni del suo pontificato, mi chiedevo come mai avesse improvvisamente letto Simone de Beauvoir e fosse così agitato per riflessioni che mi parevano assodate se non ormai addirittura banali – mi risposi che erano le prime tracce di un invecchiamento intellettuale -,  che cioè i ruoli del maschile e del femminile non fossero poi così ‘naturali’ ma prodotto storico (come la stessa idea di ‘natura’, eh, sempre per restare nel – per me – banale) e, quindi, oggetto di contrattazione tra ogni individuo e la realtà in cui questo si trova a vivere, a prescindere da un base biologica che nessuno pare davvero negare. Essere una donna nella Roma del I secolo aC, ad esempio, non è la stessa cosa che esserlo nell’Inghilterra delle suffragette, no? Le aspettative sulla virilità nella Sparta del VI secolo aC non sono le stesse di un metrosexual di Tokyo nel 2016, no?

Per averne conferma, ho recuperato Questioni di genere di Robert W. Connell (ho letto la prima edizione italiana, qui la seconda, in realtà a nome di Raewyn Connell, data la sua affascinante vicenda biografica), che certamente dovrebbe apparire nell’Index dei libri proibiti del PDF.

Il libro è un’affascinante riflessione sul tema dell’identità sessuale e sul ruolo della discriminazione nella società contemporanea, a partire dalle primissime riflessioni in materia (Freud) e da Il sesso dominante di Mathilde Vaerting – un testo del 1921 (!), perché di queste cose si parla, seriamente, da quasi un secolo – per passare a ricerche sul campo e muoversi con agio tra i meccanismi economici e politici che, secondo l’autrice, giustificano la condizione subalterna della donna sistema capitalistico.

E’ un testo ‘radicale’, forse non sempre condivisibile, ma certamente è una lettura stimolante ed arricchente, che richiederebbe ben più di uno slogan insensato per essere eventualmente confutata.

Ma i fondamentalisti, si sa, non hanno tempo, e si fa prima a diffondere menzognere storielle dell’orrore su facebook

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