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nido di ragni

14 gennaio 2016

copj170-3A crescere negli anni ’70 pareva che si corresse sempre il rischio di essere rapiti. Da piccolo avevo sentito qualcosa della vicenda di Emanuela Orlandi, del sequestro di Aldo Moro e delle storie di bambini rapiti, di orecchie o di dita mozzate e ad un certo punto chiesi a mia madre se eravamo abbastanza ricchi da correre il rischio di essere rapito.

Non so se anche Niccolò Ammaniti abbia avuto simili dubbi ma, generazionalmente, dev’essere anche lui cresciuto in un mondo in cui si rapiva la gente, per processi proletari o per soldi, non ancora per sgozzare la gente in video promozionali.

Io non ho paura (e con questo ho finito i compiti per le vacanze) è la storia di un rapimento, vista attraverso gli occhi di un bambino di 9 anni, il cui bildungroman è la scoperta di un orrore difficile da digerire a quella o a qualsiasi altra età (“Devi avere paura degli uomini, non dei mostri”. Così mi aveva detto papà).

Un po’ pugno nello stomaco, ma bello.

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