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lettore consapevole

5 gennaio 2016

copj170I ggiovani a scuola sono coinvolti in un progetto di scambio con ggiovani di altri paesi, per una cosa legata alla lettura, ragion per cui abbiamo dovuto individuare una cinquina di libri su cui costruire il percorso di scambio, propriamente due classici e tre ‘moderni’.

Abbiamo quindi fatto un sondaggio fra di loro (via surveymonkey perché siamo up to date) per vedere quali fossero i loro libri preferiti (in assoluto, o perché con protagonisti adolescenti, o perché imprescindibili, o perché li devono comunque leggere per scuola) e, alla fine, escludendo i testi stranieri (bye bye Siddharta e, con mio sommo dispiacere, After) perché ogni paese deve lavorare su libri autoctoni, sono saltati fuori i risultati: I promessi sposi ed Il barone rampante come classici e la triade postmoderna Camilleri / Ammaniti / Carofiglio come ‘moderni’.

E così, superando la mia naturale ritrosia per 1. la letteratura italiana contemporanea  e 2. i bestsellers italiani, ho deciso di fare l’insegnante consapevole – anziché parlare a vanvera e dire ‘regionalismi in Camilleri‘ ad ogni pie’ sospinto –  e, cercando tra i libri di mia madre, ho trovato Testimone inconsapevole di Gianrico Carofiglio (ed ho scoperto che a mia madre piaceva parecchio, visto che ha pure gli altri di quella che scopro essere una serie – ed un sacco di Camilleri).

Tecnicamente è un legal thriller (à la John Grishman), cosa che non ritenevo possibile nel nostro sistema giudiziario (avvocato e cliente di solito muoiono nei decenni che separano l’arresto dal processo e se pensate che sia difficile parlare con un operatore di Sky non avete mai avuto a che fare con un usciere di piazzale Clodio), in cui un avvocato in crisi di mezz’età (divorziato, senza figli, tresca con alcoliste, ascolta David Gray) difende un trentenne senegalese accusato di aver ucciso un bambino di 9 anni, in una Bari che è lo specchio dell’Italia di inizio millennio, quella che non ha neanche bisogno di fare finta di non essere razzista.

A differenza del legal thriller tradizionale, la parte giurisprudenziale della vicenda resta in qualche modo inconclusa, perché l’attenzione dell’autore è più sulla parabola del protagonista, la sua crisi e la sua rinascita, il suo ricominciare a vivere dopo un lutto, metaforico o meno.

E’ il libro giusto, allora.

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