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a proposito di questo farsi d’ombra delle cose

10 settembre 2015

don chisciotteTra i libri che tutti fanno finta di aver letto (tipo La democrazia in America di Tocqueville) spicca certamente il Don Chisciotte (anzi, don Quijote) di Miguel de Cervantes, di cui tutti hanno presenti i tratti essenziali (Sancho Panza, Dulcinea, i mulini a vento) ma che poi si scopre pochi hanno letto per davvero.

Per non essere da meno, mi sono immerso per una decina di giorni nel volumone (Tocqueville dovrà aspettare) della sua vicenda, in parte anche per confutare qualche luogo comune (“il ‘600 è un secolo palloso”).

Beh, il romanzo (che è poi tipo il primo romanzo moderno, direi) è un CAPOLAVORO in cui trova spazio tutto (il clima della controriforma, il rogo dei libri, la caccia alle streghe, la Poetica di Aristotele, una primordiale riflessione sui diritti d’autore – pare che dopo il successo della prima parte della saga circolasse un don Chisciotte apocrifoAriosto, Sannazaro, Tasso e tutta la letteratura dell’Europa cinquecentesca, cavalieri, armi, donne, amori, i proverbi di Sancho Panza, la fantasia del don, il delirio della malattia mentale, l’amara conclusione – “ebbe la gran fortuna di viver matto e di morir savio“) e l’unico difetto può esser forse quello di una certa prolissità ma, una volta che si è dentro all’avventura, si vorrebbe davvero non finisse mai…

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