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verba sequentur?

7 settembre 2015

copIl recente Come scrivono gli adolescenti raccoglie i risultati di un’approfondita indagine sulla scrittura scolastica e la sua didattica, effettuata nella provincia di Trento coinvolgendo ca. 1500 studenti del primo biennio delle Superiori e della Formazione Professionale.

Agli studenti sono state proposte due tipologie di scrittura, perché ritenute le più adatte a valutare l’acquisizione delle competenze di una scrittura, come quella scolastica, che può essere definita ‘accademica’ e quindi più funzionale agli usi della scrittura propri del mondo lavorativo (anziché, chessò, comporre sonetti caudati).

Il primo lavoro proposto invitava alla ‘sintesi’ cioè, dati due testi di argomento affine (gli effetti del riscaldamento globale ed alcuni interventi comunitari in materia), a produrne un terzo che non fosse il semplice riassunto dei due ma, appunto, un nuovo testo che contenesse elementi di entrambi – pare che solo il 15% degli studenti sia riuscito nell’impresa.

Il secondo lavoro era invece la stesura di un ‘testo argomentativo’, in cui gli studenti erano chiamati ad esprimere la loro opinione favorevole o contraria all’ipotesi di un servizio civile obbligatorio al compimento del 18° anno di età o comunque dopo il conseguimento del diploma.

La ricerca ha anche previsto la somministrazione di due questionari, uno per gli studenti (sul loro approccio alla scrittura, le difficoltà incontrate etc. ) ed uno ai docenti (essenzialmente una riflessione sulle strategia didattiche), e, nel caso dei docenti, la realizzazione di alcuni focus group di confronto e collaborazione.

La dimensione ‘locale’ della ricerca (ed il fatto che il Trentino, in quanto provincia autonoma, abbia la possibilità di applicare curricula specifici all’interno del sistema nazionale dell’Istruzione) non esclude una rilevanza nazionale della ricerca, anche perché i punti di forza/debolezza della scrittura scolastica risultano, empiricamente, presenti anche altrove.

Oltre ai consueti problemi (punteggiatura e lessico più che ortografia, aspetto di cui i docenti – io per primo –  paiono esagerare la portata), risultano particolarmente problematici alcuni aspetti, quali l’effettiva comprensione delle tracce proposte (l’85% degli studenti, come notavo, non ha evidentemente capito cosa fosse una ‘sintesi’, per quanto nella traccia non apparisse neanche la dottissima parola ‘sintesi’ ma si parlasse appunto di elaborare un nuovo testo usando i testi dati) e notevoli difficoltà nella coesione/coerenza testuale e, conseguentemente, nelle capacità argomentative stesse che risultano estremamente deboli (con le opportune distinzioni fra ordini di scuola).

Il libro non è un manuale di didattica, per cui non vengono offerte proposte pratiche per migliorare le competenze di scrittura, ma, fra le righe, si individuano alcune soluzioni (curriculum verticale, pratiche interdisciplinari, diminuzione della frammentazione del monte ore in troppe discipline, ampiamento delle letture proposte – che sono quasi esclusivamente di narrativa – , maggiore coerenza fra i problemi individuati e gli interventi proposti etc. ), delle quali solo alcune praticabili senza che qualcuno dall’alto non pensi davvero a #labuonascuola…

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