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this used to be the future

1 settembre 2015

319avTHIgGLTra l’esperienze delle avanguardie italiane del ‘900 quella del Futurismo è certamente la più divertente (anche perché i crepuscolari non erano, come dire, allegrissimi) e l’unica che ha tentato una rivoluzione in qualche modo globale, non limitata cioè esclusivamente alla letteratura.

Nato ufficilamente il 20 febbraio del 1909 con un Manifesto apparso sul parigino Le figaro ha, nei decenni successivi, essenzialmente su spinta del megalomane Filippo Tommaso Marinetti, prodotto una miriade di manifesti, proclami e dichiarazioni, nonché messo in scena rappresentazioni, performance e scazzottate, producendo il meglio di sé laddove, in realtà, Marinetti c’entrava poco, cioè nella pittura e nella scultura:

'Unique_Forms_of_Continuity_in_Space',_1913_bronze_by_Umberto_Boccionifuturismo_3

Alla ricca copia di documenti d’epoca è dedicata un’antologia, Manifesti futuristi, curata da Guido Davico Bonino e pubblicata a suo tempo in occasione del centenario del primo manifesto.

Si passa così dai proclami antipassatisti (“bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini”, Contro Venezia passatista), ai fantasiosi manifesti su teatro e musica (“eseguire una sinfonia di Beethoven a rovescio, cominciando dall’ultima nota”, Il teatro di varietà, 1913), dal sempre affascinante L’architettura futurista di Antonio Sant’Elia (morto sull’Isonzo nel 1916, quando balzò fuori dalla sua trincea senza elmetto e con la sigaretta in bocca, leggo), alla pietra tombale sul movimento che mise il Manifesto della cucina futurista, di cui certamente i lettori italici non apprezzarono “l’abolizione della pastasciutta, assurda religione gastronomica”, foriera di “fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo”.

Curiosa appendice è quella sul Partito Futurista Italiano, il cui programma è un’accozzaglia di idee anticlericali (liberare l’Italia dalle chiese, dai preti, dai frati, dalle monache, dalle madonne, dai ceri e dalle campane), socialiste (educazione patriottica del proletariato; parificazione ad eguale lavoro delle mercedi femminili con le mercedi maschili), libertarie (svalutazione graduale del matrimonio per l’avvento graduale del libero amore ma anche del figlio di Stato),  proto-renziane (abolizione del Senato), fascistoidi (la parola ITALIA deve dominare sulla parola LIBERTA’) ed altro che penso non stonerebbe nel M5S.

Che la parabola fosse autodistruttrice, lo si poteva capire già da Uccidiamo il chiaro di luna! (1909) in cui Marinetti è già pronto a slanciarsi “contro il nemico, l’eterno nemico che si dovrebbe inventare se non esistesse!”…

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