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non c’è niente da fare contro la vita, fuorché vivere

26 luglio 2015

landolfipagineDue dei più significativi scrittori del ‘900 italiano sono certamente Guido Morselli e Tommaso Landolfi, accomunati, oltre che da un certo surrealismo, anche dalle scarse fortune; mentre Morselli è stato, tragicamente, pubblicato solo postumo, Landolfi ha visto i suoi testi sì editi, ma con tirature irrisorie e scarso successo di pubblico, guadagnandosi da vivere come traduttore (di una lingua marginale nel panorama italico, come il russo).

Post mortem, Italo Calvino si impegnò nel diffondere la sua particolarissima scrittura, curando postfazione e scelta di una sua antologia, Le più belle pagine, ora presso Adelphi, che ha ripubblicato anche tutte le sue opere, che, a giudicare dalla silloge, meritano quanto quelle di Morselli (Dissipatio HG è un capolavoro assoluto, eh).

L’antologia di racconti è divisa per temi: si parte con i Racconti fantastici (in Il racconto del lupo mannaro il protagonista cattura la luna per liberarsi dai suoi effetti; in La moglie di Gogol’ salta fuori che la donna del titolo è una sorta di bambola gonfiabile, mentre Le labrene parte da un spunto à la Poe per arrivare ad un finale pirandelliano) e si prosegue coi Racconti ossessivi ed i Racconti dell’orrido (tra cui spiccano Il mar delle blatte, una delle cose più allucinate che abbia mai letto, e la profetica metamorfosi de Il babbo di Kafka).

La sezione Tra autobiografia e invenzione sviluppa temi consueti nella sua produzione (la psicoanalisi, il gioco d’azzardo, l’intenso schizzo della vita in collegio in Prefigurazioni: Prato); meno intriganti sono le sezioni L’amore e il nulla e Piccoli trattati (ad eccezione del notevole Un concetto astruso, in cui degli alieni cercano di riflettere sui concetti loro sconosciuti di tempo, spazio, vita e morte), mentre le sue cose migliori stanno in Le parole e lo scrivere, dove lo sperimentalismo di Landolfi trova terreno fertile:

La dea cieca o veggente racconta di un curioso esperimento di poesia dadaista che porta alla composizione de L’infinito di Leopardi, con conseguenti riflessioni sul calcolo delle probabilità, mentre La passeggiata è un celebre esercizio di glossolalia (l’uso cioè di una lingua assolutamente corretta ma con un lessico di parole inusuali e rare, capace di produrre capolavori come procedetti e principiarono i camepizi, le bugole, gli ilatri, i matalli, gli zizzifi anche, benché, a vero dire, guasti alquanto dall’exoasco e dall’oidio), idea che in parte torna ne Le parole in agitazione dove alcuni lemmi si ribellano e chiedono il diritto di poter significare altro.

Un genio.

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