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seguìto, seguìto, preso.

20 luglio 2015

51uJtn6rj7L._PI_PJStripe-HD-Only-500px,TopLeft,0,0_AA160_Il fulcro principale di The following per le sue prime due stagioni (1 e 2) è stato quello di una sorta di ‘culto’ di fanatici del serial killer Joe Carroll, che, oltre a spiegare la poetica di Poe, ammazzava gente e veniva da questi fan imitato.

La prima stagione aveva visto la sua fuga dal carcere e l’intera serie aveva raccontato come in carcere ci fosse rifinito, con allegre parentesi di gemelli sociopatici e comunità di assassini, e con una serie di ‘colpi di scena’ sempre alquanto improbabili.

La terza stagione, con Joe Carroll in carcere che appare assai poco, pare più che altro un piano di re-inserimento lavorativo per Michael Ealy, rimasto senza ruolo dopo la triste cancellazione di Almost human ed ora riassunto come serial killer del giorno, senza, ahinoi, il fascino intellettualoide del professore universitario.

La terza stagione alla fine è andata un po’ così, diventando un poliziesco splatter qualsiasi e perdendo quel (vago, eh) fascino che aveva all’inizio. La Fox ha cancellato la serie, quindi non scopriremo mai bene in cosa consisteva il mega complotto che ha cominciato ad affacciarsi nelle ultime puntate ma sinceramente abbiamo smesso di appassionarci alla cosa da un po’…

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