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stent 1

25 giugno 2015

51obNaQKQZLPare che durante gli ultimi due-tre anni di Star Trek Voyager si cominciasse a parlare di una nuova serie di ST (la quinta) che facesse (scelta ardita, come vedremo) da prequel non solo a The Next Generation ma addirittura alla serie originale – con la difficoltà di produrre nel 2001 una serie ambientata prima di una creata negli anni ’60, con design, recitazione e sceneggiature assai datate, per quanto innovative (e talora rivoluzionarie) all’epoca.

Così nacque Enterprise, la più sfortunata delle serie di ST, la cui breve durata (4 stagioni, tre di meno di TNG, DS9 e VOY ma comunque una in più dell’orginale) è testamento dello scarso successo che riscosse, per colpa, essenzialmente di chi l’ha scritta. La prima stagione (sta qui) è carina, la seconda è veramente terribile, la terza ha tentato, come vedremo, vie innovativa e la quarta ha raggiunto, tardivamente ahimé, gli obiettivi che l’intera idea di prequel si era proposta.

La storia è ambientata circa un secolo dopo gli eventi di First Contact e la Flotta Stellare (la Federazione non esiste ancora) sta muovendo i primi passi fuori dal sistema solare, con una nave capace di raggiungere velocità warp 5, comandata da Jonathan Archer (che si porta appresso un bracchetto, Porthos); ufficiale scientifico è T’Pol (Spock femmina, in pratica), medico di bordo è Phlox (come se il precedente di Neelix non fosse stata abbastanza per dissuadere gli autori dall’idea di creare un personaggio rivolto a bambini di 4 anni che notoriamente non guardano Star Trek), l’ingegnere capo è il mio mito Trip Tucker; ci sono poi tre personaggi inutili: il navigatore, l’ufficiale tattico e Hoshi, la linguista di bordo che, in un mondo in cui la televisione fosse molto diversa, potrebbe portare ad avere intere puntate dedicate alle gutturali in klingon o alla sintassi andoriana ma che per lo più si riduce a smanettare con il traduttore universale.

L’episodio pilota, Broken bow, introduce abbastanza bene il cast e lancia convincentemente la prima missione ma, a proposito di scrittura distratta, introduce il tema della ‘guerra fredda temporale’, talmente insensato che gli autori finirono coll’abbandonarlo senza che nessuno ne capisse alcunché; altri episodi interessanti della prima stagione sono:

Strange new world, in cui si scopre da dove viene la definizione di “classe M” per i pianeti adatti agli umanoidi

The Andorian incident, in cui finalmente gli andoriani hanno un’episodio tutto loro, quasi quarant’anni dopo la loro prima apparizione in ST

Dear doctor, in cui l’Enterprise capita in un pianeta ad un crocevia evolutivo, dove una delle due specie di umanoidi che lo abitano si sta estinguendo, cosa che pone intriganti dilemmi etici: se qualcuno avesse impedito l’estinzione dell’homo neanderthalis, che ne sarebbe stato del sapiens?

Shuttlepod one, che, per quanto banale (Reed e Tucker sono dispersi e si credono in punto di morte), è una bella puntata su cameratismo, amicizia e cose così (un’idea simile torna in Desert crossing, con Archer e Tucker)

Fusion, con dei Vulcaniani che hanno rinunciato alla logica

Acquisition, in cui appaiono i Ferengi. La cosa fece discutere perché il primo contatto con loro dovrebbe essere un paio di secoli dopo, stando almeno a The next generation

Shockwave, che, nonostante il nonsense della guerra temporale lascia a bocca aperta…

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4 commenti leave one →
  1. 1 luglio 2015 7:16 AM

    Buonissima lettura. Posso segnalarti “Coppie in attesa” su Rai2, docu-reality che racconta le vicende di otto giovani coppie italiane? https://www.facebook.com/1440117196292319/videos/1446792475624791/

    Mi piace

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