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di cotesta infinita beltà

28 maggio 2015

giganteleopardiE’ un po’ che giro intorno a Leopardi ed alla voglia di rileggerlo tutto, che merita sempre.

Per prenderla un po’ alla larga, c’è Leopardi e l’antico che raccoglie gli scritti leopardiani (di cui un paio inediti) di Marcello Gigante che, oltre a praticamente inventare la papirologia in Italia, è riuscito, come tutti gli uomini veramente colti, ad allargare i suoi orizzonti.

Il primo saggio (Leopardi e la filologia classica a Napoli nell’Ottocento) ricostruisce il soggiorno partenopeo del poeta, che neanche lì riusci a sentirsi apprezzato (ma sistemò i Paralipomeni alla Batrocomiomachia e scrisse La ginestra) come avrebbe voluto.

Segue un’affascinante Lettura dell’ultimo canto di Saffo tesa a svelarne le suggestioni classiche (Virgilio ed Ovidio, ovviamente, ma, ed è la tesi proposta da Gigante, anche l’Antro delle ninfe di Porfirio). Il terzo saggio è dedicato ai rapporti di Leopardi con Simonide, poeta che apre nella canzone All’Italia la sua maturità poetica e la chiude con le due traduzioni/creazioni che Leopardi stesso colloca in chiusa dell’edizione napoletana dei Canti (1835) – è curioso notare che Leopardi (lui stesso autore ‘serio’ e satirico) non distingueva i due Simonide/Semonide dei filologi, per cui allo stesso autore andavano secondo lui attribuiti tanto i solenni versi per i caduti alle Termopili quanto i giambi satirici (tra i quali tradusse il famoso testo sui vizi femminili) – ma di contro, sempre in All’Italia, è riusciuto a cogliere lo spirito di Simonide prima che venissero pubblicati i papiri che ne contenevano i più ampi frammenti.

Il quarto intervento è la recensione al Trattato delle passioni (scopro che esiste un’edizione tematica dello Zibaldone, di cui questo è il primo volume) e Gigante è squisitamente puntiglioso quando sottolinea uno spirito errato in una parola greca o si arrabbia per un Demetrio Falero e non Falereo. Il quinto saggio (Leopardi poeta e pensatore) deriva da un convegno su Leopardi e lo spettacolo della natura e sviluppa, troppo brevemente, l’affascinante tema del rapporto poesia/filosofia.

Chiudono la miscellanea interventi assai brevi ma pregnanti (una fonte teocritea per due versi della canzone All’Italia, un breve testo sempre sulla chiusa della stessa canzone, e l’ultima riflessione di Gigante su Leopardi, ad un convegno del 1999).

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