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del vecchio e del nuovo

30 gennaio 2015

lapennafrateatropoesiaMolti libri che parlano di cose ‘vecchie’ sono gigantescamente attuali, o per il tema trattato o perché il sapere che contengono resta immortale; altri libri restano gigantescamente ‘vecchi’ anche quando parlano di cose ‘moderne’ (questo capita in genere per la sociologia ed in particolare per i libri di Ferrarotti – ricordo con orrore un Cinque scenari per il 2000 scritto negli anni ’80, se non prima, ed oggi imbarazzante).

Le due tipologie paiono coesistere nel ‘vecchio’ (è del 1979, ora fuori catalogo) Fra teatro, poesia e politica romana di Antonio La Penna. Il libro raccoglie interventi vari, di cui molti tuttora significativi in ambito accademico (l’interevento sull’atellana, quello sulla tragedia arcaica ed il suo utilizzo del mito testo a celebrare i valori della nobilitas, le riflessioni sulla fortuna romana del mito di Atreo e Tieste, le pagine sull’Eneide, la rivalutazione di una delle Heroides di Ovidio) ma contiene anche momenti imbarazzantemente datati.

C’è ad esempio un Gusto modernizzante e modello arcaico nell’etica dell’eros di Ovidio che risente delle riflessioni marxiane (si potrebbe costruire un dizionario dei disastri del Novecento a partire da parole come “marxiano”) e che vede la cultura classica come prodotto di una tensione fra economia ‘domestica’ ed economia ‘acquisitiva’, rappresentata la prima da Properzio e Tibullo (che esaltano i bei tempi andati e le donne di allora, almeno a parole) e la seconda dal ‘moderno’ Ovidio (che nelle elegie prende un po’ in giro la rusticitas delle donne sabine ed esalta la ricchezza – cioè “accetta in pieno l’espansione dei consumi e l’economia mercantile”, scrive La Penna, come fosse un editorialista de L’ordine nuovo – , mentre nelle Metamorfosi e nei Fasti è quasi poeta di regime ed esalta gli ideali augustei di sobrietà e frugalità).

A metà tra il datato ed il tragicamente attuale è l’articolo (del 1970!) sui progetti di liberalizzazione dei piani di studio all’università (e le conseguenti ricadute sull’insegnamento alle secondarie: “le scuole sono piene di insegnanti non abilitati i quali hanno come somma aspirazione l’immissione in ruolo senza esami”, p. 262), inseriti, allora come oggi, in una situazione tragicomica: “queste riforme a spizzico sono un segno… dell’incapacità, da parte della classe politica, di dare un minimo di risposte organiche alla crisi della scuola”…

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