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glee rebooted

12 gennaio 2015

Si potrebbe discutere a lungo di come Glee, da fenomeno televisivo nelle sue prime stagioni, sia piombato (in particolare con la 4a e 5a stagione – qui la 3a) a livelli ridicoli, tanto come scrittura (trame improbabili, personaggi scialbi, coerenze narrative non pervenute, casting schizofrenico) quanto come ascolti.

L’altro giorno è iniziata negli Stati Uniti la 6a ed ultima stagione (che abbia solo 13 episodi e che sia stata relegata al venerdì sera – quando pochi guardano la tv, soprattutto i ggiovani cui il programma si rivolgerebbe – la dice lunga sulla scarsa fiducia che la Fox ha nei confronti di quello che prima era un suo programma di punta), in cui Glee sembra tornare alle origini: Rachel e Kurt tornano in Ohio e riaprono il Glee Club che Sue Sylvester aveva perentoriamente chiuso, Blaine diventa il direttore artistico dei Warblers, si affacciano nuovi personaggi che paiono un po’ meno cloni dei protagonisti classici (come invece accadeva con le nuove leve delle ultime stagioni. Ah, c’è anche Max dei Wanted, ora coi capelli) e la serie sembra aver ritrovato le sue origini:

Per quanto alcuni problemi di scelte autorali permangano (che Blaine si metta con il bullo omofobo poi rivelatosi gay – come quasi tutti i bulli omofobi, eh – che perseguitava Kurt è sommamente ridicolo), Glee è sempre capace di sorprendere. Welcome home

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