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poor union j

15 dicembre 2014

68160691_300x300_1Non vorrei diventasse una rubrica fissa, ma “poveri Union J” rischia di diventare un epiteto tragicamente vero.

Usciti fuori (2012?) dall’X Factor inglese come alternativa salutista agli One Direction (i. e. senza tatuaggi, tranne Jaymi), sono incorsi in uno dei due problemi che possono capitare ad una boyband: essere bruttini (ricordate i Neri per caso?) ed essere malgestiti da discografici che non sanno che fare.

Esclusa la prima ipotesi (#JJisasexgod), il problema principale è stato il materiale loro affidato: per quanto il primo singolo, Carry you, fosse gradevole, il successivo Beautiful life è stato un mezzo disastro senza né capo né coda e la casa discografica ha sciaguratamente ritirato la pubblicazione di un terzo singolo, Loving you is easy, per quanto fosse innegabilmente un capolavoro (ce ne lamentavamo qua) e ne avessero pure fatto un video sotto la pioggia (funziona sempre):

Il loro primo album è passato come nulla fosse e da qualche mese sono impegnati nella promozione del nuovo disco, il cui primo singolo, Tonight (We live forever), è risultato gigantescamente inferiore alle aspettative.

Allora li hanno brutalmente trasformati nei Westlife ed hanno fatto questo:

Per il singolo hanno fatto una massiccia campagna promozionale, con mosse anche brutali (hanno tolto il video da YouTube, con l’idea che se uno proprio voleva sentire la canzone doveva comprarla), che l0 ha fatto entrare al #2 nella classifica inglese – peccato che la settimana dopo fosse al #34. Ai discografici ricordiamo inoltre che siamo in un mercato globale e che, se sull’iTunes italiano non c’è il nuovo singolo e non ci sono le sue molteplici versioni (in duetto con i Vamps, con George da solo che si prepara all’avvenire), è difficile sostenerli.

Alla fine l’album è arrivato, al primo ascolto scorre sui binari della mia indifferenza come una dichiarazione di Giorgia Meloni ed è entrato in classifica inglese al #28, perché pubblicarlo nelle settimane in cui la gente compra i regali per la nonna (X di Ed Sheeran, l’intera discografia di Michael Bublé, cose così) è da imbecilli.

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