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estetica al posto dell’etica

8 dicembre 2014

71YTH82JP1L._AA160_Il Filottete di Sofocle (409 aC) racconta di quando i Greci, in viaggio per Troia, decisero di abbandonare in un’isola disabitata (Lemno), il loro compagno Filottete, perché, morso ad un piede da un serpente, non dava segni di guarigione e la cosa (“cromoblastomicosi complicata da un’infezione batterica secondaria, che può presentare lesioni nel contempo dolorose e maleodoranti”, scopro) era considerata un filino di malaugurio.

Anni dopo, mentre la guerra si trascinava senza speranza di conclusione, un oracolo disse che solo se avessero portato a Troia l’arco di Filottete gli Achei avrebbero potuto espugnare la città, ragion per cui Odisseo e il giovane Neottolemo (figlio di Achille, chiamato anche Pirro) vanno a Lemno a recuperare Filottete.

Mentre Odisseo (graziosamente subdolo) invita Neottolemo a fingersi amico di Filottete e a rubargli l’arco, il giovanotto, fedele all’educazione dei bei tempi antichi, pensa che sarebbe immorale e quindi diventa per davvero amico di Filottete e lo convince a tornare a Troia con loro (con l’aiuto un forzato Eracle ex machina), cosa che poi porterà alla conquista della città (nella versione virgiliana della faccenda Pirro/Neottolemo sarà assai meno politicamente corretto ed ucciderà crudelmente il vecchio Pirro che si era rifugiato con moglie e figlie presso un altare).

La tragedia di Sofocle presenta tre cose intriganti: è in realtà una riflessione sull’educazione tradizionale (incarnata dalla morale eroica di Neottolemo) alle prese con le novità della sofistica (= Odisseo), contiene graziosissimi versi di Filottete che si lamenta (vv. 730 sgg; il mio favorito resta pappapappapài) ed è l’unica tragedia greca che abbia personaggi solo ed esclusivamente maschili.

Ispirato, sospetto, a quest’ultima cosa, An arrow’s flight di Mark Merlis (comprato decenni fa da Borders al World Trade Center, perché non solo Ilio è caduta) è una rilettura alternativa (molto alternativa) del mito, in cui Pirro fa la marchetta in città e viene arruolato da Odisseo allo scopo di sedurre Filottete ed assurgere a quel ruolo eroico che compete al figlio di Achille più di quanto la sua professione di stripper e call boy farebbero pensare.

Solo che Priamo ha avuto la stessa idea ed ha mandato per lo stesso scopo il sempre grazioso Paride (che perà è più tombeur de femmes che des hommes, diciamo); il tutto è condito da una scrittura vivace, continui riferimenti alla mitologia greca ed alla contemporaneità (nelle ultime pagine la cupa nuba dell’AIDS vuole forse indicare la cacciata da un Eden primordiale e tutto il romanzo è in fondo una riflessione sulla mascolinità postmoderna) ed una certa vivacità , anche se il racconto a tratti pare troppo lungo e la conclusione affrettata…

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