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stvoy 2

14 novembre 2014

3363383_300x300_1Dopo una prima stagione tutto sommato deludente, Star Trek Voyager ci mise un po’ a trovare la sua strada* ma con la seconda stagione direi che la serie si sia assestata sul formato che la caratterizzerà, nel bene e nel male.

Il problema principale di Voyager è difatti la tendenza dell’equipaggio a fermarsi ogni episodio ad analizzare qualche ‘fenomeno’ (una nebulosa, una cometa, un camioncino degli anni ’30 che fluttua nello spazio, cose così) anziché procedere a warp 9.9 verso il quadrante alfa, col risultato che, per i primi due anni, si trovano sempre nello spazio controllato dai Kazon, come se una quarantina di episodi non fosse stata sufficiente per, diciamo, cambiare aria.

Facendo finta di ignorare quest’aporia (anche perché una serie su un’astronave che va dritta verso la terra sarebbe risultata un filino noiosa), la seconda stagione è quella in cui:

– il capitano Janeway riesce ad avere la stessa pettinatura per almeno tre episodi consecutivi

– salta fuori che il Voyager può atterrare (fighissimo, peccato lo faranno pochissimo)

– si scopre dov’è finita Amelia Earhart (l’episodio, The 37s, mi fece conoscere la sua affascinante storia), contrariamente a quanto raccontano qua

– ci sono diversi episodi figherrimi in cui quello che accade non è quello che sembra (Projections, con il dottore che pare un essere umano e non un ologramma; Non sequitur, con Harry Kim che non si è mai imbarcato sul Voyager; Deadlock, con due Voyager ‘sovrapposti’)

– il dottore diventa il mio personaggio preferito

Janeway e Tom Paris diventano anfibi e copulano, in uno degli episodi più bistrattati di tutto Star Trek (Treshold) ma che a me non è mai parso peggio di altri

– c’è un serial killer a bordo (Meld) ed il Voyager riceve la visita non di uno ma di due Q (Death wish)

– nel finale (Basics) i Kazon giocano tutte le loro carte prima di sparire per sempre

* inserire battuta sul fatto che la trama della serie verte su un’astronave persa nel quadrante delta ed impegnata a ritrovare la strada di casa

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