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una canzone a caso – 126

27 settembre 2014

stan-cover

Eminem, Stan

Difficile essere brevi, perché questa è una canzone che davvero merita una tesi di laurea o simili.

Musicalmente, usa come ritornello un campionamento di una strofa di Thank you di Dido (cui si faceva cenno qua) e quattro strofe di Eminem; nelle prime tre ‘interpreta’, in un crescendo di drammaticità e di delirio, un suo fan (lo Stan del titolo), mentre nella quarta è lui stesso che scrive al fan fino a rendersi conto che è la persona di cui ha da poco sentito tragiche notizie alla tv. Il testo intero sta qua, ma vale la pena di guardarlo un po’ a fondo.

Si comincia con una lettera di Stan ad Eminem (chiamato ‘Slim‘ perché uno dei primi successi di Eminem, The real Slim Shady, introduceva quest’alter ego – il fatto che Stan non ne colga la valenza allegorica è già indizio di una certa difficoltà a distinguere ‘arte’ e ‘realtà’), in cui il fan si lamenta di non aver avuto risposta a sue precedenti lettere (I wrote you but you still ain’t calling / I left my cell, my pager, and my home phone at the bottom), cerca di farsene comunque una ragione dandone la colpa alle Poste (There probably was a problem at the post office) o alla sua grafia (Sometimes I scribble addresses too sloppy when I jot ‘em). Dimostra poi di seguire con morboso interesse la vita privata del rapper (how’s your daughter?; I read about your Uncle Ronnie too, I’m sorry) nonché per la sua carriera, sin dagli oscuri inizi (I know you probably hear this everyday, but I’m your biggest fan / I even got the underground shit that you did with Skam); gli dice anche che la sua ragazza è incinta e di avere intenzione di chiamare il bambino, se femmina, Bonnie (My girlfriend’s pregnant too, I’m bout to be a father /  If I have a daughter, guess what I’ma call her? / I’ma name her Bonnie) – c’è tutto un dibattito su chi sia ‘Bonnie’, eh.

Nella lettera successiva, Stan è sempre più infastidito dalla mancata risposta di Eminem (you still ain’t called or wrote, I hope you have a chance / I ain’t mad – I just think it’s FUCKED UP you don’t answer fans) e dal fatto che, dopo un concerto, Eminem non abbia voluto firmagli un autografo per il fratellino (We waited in the blistering cold for you, / four hours and you just said, “No.”). Si capisce poi che i suoi anni formativi non sono stati facili (I never knew my father neither; / he used to always cheat on my mom and beat her / I can relate to what you’re saying in your songs / so when I have a shitty day, I drift away and put ‘em on / cause I don’t really got shit else so that shit helps when I’m depressed) e che la sua ossessione per Eminem (I even got a tattoo with your name across the chesto), unita ad episodi di autolesionismo (Sometimes I even cut myself to see how much it bleeds / It’s like adrenaline, the pain is such a sudden rush for me), sta incrinando il suo rapporto con la fidanzata (My girlfriend’s jealous cause I talk about you 24/7 / But she don’t know you like I know you Slim, no one does). C’è poi un post scriptum allusivamente omoerotico (We should be together too).

La terza ‘lettera’ è in realtà una traccia audio registrata da Stan, con toni sempre più delusi ed aggressivi (Dear Mister-I’m-Too-Good-To-Call-Or-Write-My-Fans, / this’ll be the last package I ever send your ass ( It’s been six months and still no word – I don’t deserve it?) mentre, ubriaco al volante (I’m in the car right now… I drank a fifth of vodka), evoca In the air tonight di Phil Collins (che Stan interpreta secondo una leggenda metropolitana smentita dallo stesso Collins) e dopo un po’ si capisce che nel camioncino c’è la sua ragazza legata e lui ha intenzione di ucciderla, richiamando un brano in cui Eminem stesso immaginava di uccidere la propria ex-moglie (Hey Slim, that’s my girlfriend screaming in the trunk / but I didn’t slit her throat, I just tied her up, see I ain’t like you / cause if she suffocates she’ll suffer more, and then she’ll die too). La registrazione finisce bruscamente con il camioncino che cade da un ponte, uccidendo Stan, la ragazza ed il figlio che lei aveva in grembo.

L’ultima strofa è la risposta di Eminem alla seconda lettera di Stan; il rapper si giustifica per non avergli risposto prima (I just been busy), si sente lusingato per la scelta di chiamare la bambina Bonnie, mostra preoccupazione per l’autolesionismo (But what’s this shit you said about you like to cut your wrists too?), gli consiglia di cercare aiuto (You got some issues Stan, I think you need some counseling) e mostra un certo disagio per la venatura da stalker di una frase di Stan (And what’s this shit about us meant to be together? / That type of shit’ll make me not want us to meet each other). Lo invita poi ad essere sereno e a non fare nulla di cui potrebbe pentirsi (I just don’t want you to do some crazy shit), come è capitano ad un tizio di cui ha sentito notizie un paio di settimane prima (I seen this one shit on the news a couple weeks ago that made me sick / Some dude was drunk and drove his car over a bridge / and had his girlfriend in the trunk, and she was pregnant with his kid / and in the car they found a tape, but they didn’t say who it was to) fino a rendersi conto che era Stan (Come to think about it, his name was.. it was you / Damn!)

Qua sotto, il video:

A rendere le cose più leggere, The night I fell in love dei Pet Shop Boys ribalta le accuse di omofobia spesso rivolte ad Eminem immaginando un suo incontro con un fan (When I’ve asked / why have I heard I so much / about him being charged /with homophobia and stuff  / he just shrugged) ed una curiosa storia d’amore fra i due, nella quale Eminem, preoccupato, si chiede se per caso il ragazzino non sia Stan (Hey man / you’re name isn’t Stan, is it? We should be together).

Volendo, si potrebbe parlare anche del fatto che, mentre in The night I fell in love, i ggiovani si innamorano quasi per caso senza neanche accorgersene (Neither of us asked if or when / we would see each other again  / But I thought that was cool  / ‘cause I was already late for school / By then / I’d fallen in love), la canzone dopo nell’album, You choose, cantata dal punto di vista di un adulto, insiste sul fatto che non ci si innamora per caso, ma lo si sceglie.

Ma questa è un’altra storia…

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