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faces on posters, too many choices

25 settembre 2014

lalliobiezioneDi Chiara Lalli (che la profondità di Adinolfi definisce “una poverina”, per cui ha subito la mia simpatia) avevo già letto Buoni genitori, che mi aveva però un po’ deluso per una certa superficialità nel presentare le tesi avverse, ridotte spesso a macchietta senza comprenderle seriamente e quindi poi smantellarle come, spessissimo, meritano.

Non avevo quindi grandissime aspettative per C’è chi dice no, un lavoro dedicato al tema dell’obiezione di coscienza, difficilmente collocabile lungo le coordinate novecentesche di destra/sinistra (l’obiezione alla leva è figa ma quella all’aborto è medievale? Va bene solo quando obietti a quello che non piace a me?), che in effetti mantiene, almeno in parte, gli stessi difetti.

Dopo un capitolo introduttivo (in cui si nota che è improprio usare il termine ‘obiezione di coscienza’ per cose diverse in diverse situazioni giuridiche), si parla dell’obiezione al servizio militare (percorrendone la legislazione, talora assai discutibile, come nel caso della prima legge in materia, 1972, che ‘puniva’ gli ‘obiettori’ allungano di 8 mesi il loro servizio ‘civile’), della legge 194, della legge 40 (sulla fecondazione assistita, recentemente tornata nel dibattito), della sperimentazione su animali (cui, scopro, anche gli studenti in medicina possono ‘obiettare’) e della vendita di farmaci che tecnicamente non sarebbero abortivi (la ‘pillola del giorno dopo’) ma sulla quale pare che i farmacisti possano ‘obiettare’ – sebbene già un decreto regio (!) dicesse che i farmacisti devono vendere quanto prescritto dal medico.

Ma il tema centrale è quello della legge 194 (sull’interruzione volontaria di gravidanza), sulla quale l’autrice è esplecitamente chiara (“l’obiezione di coscienza non dovrebbe essere ammessa per legge”, p. 181); il nodo principale, e non dico nulla di nuovo, è che l’elevatissimo numero di obiettori (che potrebbe anche essere dovuto più a convenienze di carriera che a scelte maturate, ma in una percentuale oggettivamente incalcolabile) rende spesso estremamente difficile per una donna vedere applicato quello che la legge (a determinate condizioni) individua come suo diritto, con il paradosso che, rispetto all’obiezione di coscienza di un tempo, la scelta dell’obiettore non lo danneggia (Antigone, per dire, muore per avere violato un editto di Creonte e, senza andare troppo indietro nel tempo, i ragazzi che risultavano renitenti alla leva per ragioni di coscienza o di fede – i testimoni di Geova – finivano in carcere).

Quello che non mi convince delle argomentazioni della Lalli è una certa tendenza all’anedottico (primari che vagano per i corridoi urlando “assassine!” alle donne ricoverate per un aborto) o al paradosso ed all’accostamente di istanze reali (esistono persone che credono che il feto sia persona) a situazioni improbabili (come reagiremmo se un medico si rifiutasse di togliere le tonsille ad un paziente se credesse che sono sede dell’anima?); malgrado questo, C’è chi dice no è lettura stimolante e certamente migliore di molti slogan che non portano da nessuna parte…

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