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#labuonascuola

3 settembre 2014

renzi_matteo_la_buona_scuola_555Anziché ad agosto quando uno è in vacanza, Renzi ha pubblicato le 136 pagine di La buona scuola (stanno qua) quando uno si trova a dover correggere i compiti di latino del recupero del debito, per cui non si ha necessariamente il tempo giusto da dedicare alla cosa.

Anyway, premesso che evito (!) di sproloquiare su cose che non so e quindi nulla posso dire dell’istruzione elementare, media e tecnico-professionale, da insegnante di liceo neoimmesso in ruolo (da concorso! sono renziano prima di Renzi!) con una decina d’anni di precariato alle spalle (“fate la ssis, l’anno prossimo entrate in ruolo”, dicevano) ecco qualche improvvisata impressione:

– il design del pamphlet, curiosamente retrò, mi perplime

– chi l’ha scritto, ha studiato Quintiliano e Cicerone ed adora la struttura tripartita e la climax (“nuove generazioni di cittadini, istruiti e pronti a rifare l’Italia, cambiare l’Europa, affrontare il mondo“)

– il primo nodo è quello dell’organico degli insegnanti; tecnicamente si parla di organico di diritto (per indicare i docenti di ruolo) e di organico di fatto (per indicare il numero complessivo di insegnanti, anche non di ruolo, che lavorano nella scuola). Uno dei paradossi del sistema italiano è che ogni anno risultano ‘scoperte’ delle classi, i cui insegnamenti sono affidati, spesso con supplenze annuali, a docenti ‘precari’ presi dalle ‘graduatorie ad esaurimento’; questi docenti sono “di fatto” nell’organico di una scuola (lavorano tutto l’anno nella stessa classe) ma non lo sono “di diritto” (l’anno dopo, infatti, devono sperare di avere una supplenza annuale, molto spesso in altra scuola/classe, alla faccia della “continuità” didattica; hanno inoltre spesso contratti fino al 30/6, e quindi economicamente meno sostanziosi e soprattutto, mi pare di capire, non validi nei calcoli di anzianità di servizio – in pratica, essendo io di ruolo da adesso, non si conta, ai fini della carriera, il fatto che abbia già insegnato per 10 anni); se vi chiedete perché esistano classi “scoperte”, le ragioni sono solitamente due: un insegnante di ruolo può mettersi in aspettativa (se, ad esempio, sta conseguendo un dottorato o si prende, come credo sia possibile, un anno sabbatico senza stipendio) e, credo per ragioni economiche, lo Stato non assume tanti insegnanti quanti sono i posti effettivi (ad esempio, quest’anno da concorso, nella classe A052, a Roma e Provincia, pur essendovi posti ad Anzio, Palestrina, Monterotondo e Frascati, è stata assunta solo una persona – le altre cattedre avranno, verosimilmente, supplenti annuali, o, al massimo, 1-2 nomine da graduatoria). Per risolvere la questione, Renzi propone di assumere, a settembre 2015, tutti i docenti presenti nelle graduatorie ed i vincitori (e gli idone! qui si apre altra questione che non tratto perché sennò la cosa diventa chilometrica, se già non lo è) dell’ultimo concorso; immagina inoltre un nuovo concorso che sia l’unico accesso all’insegnamento, se davvero si esauriscono le graduatorie ad esaurimento (che sono ‘bloccate’ da 7 anni ma che non si stanno ‘esaurendo’ molto, anche per la questione dei passaggi di regione e relative polemiche). Complessi calcoli portano il numero di docenti da assumere a 150mila. Secondo Renzi, 50mila di questi andranno a coprire le ‘supplenze annuali’ (ma, immagino, con contratto ‘di ruolo’); quasi 18mila andranno ad insegnare materie che vedrebbero aumentare il loro numero di ore (musica ed ed. fisica alle elementari e arte alle superiori; la cosa funzionerebbe però solo aumentando il monte ore dei vari corsi di studio, perché, se arte prende un’ora a matematica, si assumono i professori di arte ma si mandano in esubero quelli di matematica, per dire); altri 60mila andrebbero a lavorare come “organico funzionale” alla primaria ed alle elementari (tempo prolungato, tempo pieno); gli ultimi 20mila avrebbero ruolo analogo ma alle superiori (supplenze ‘brevi’, nebulose “progettualità di vario tipo”). Ho qualche dubbio su questi ultimi 20mila (che fanno? lavorano per due settimane sul cinema di Tarantino e sono pagati 12 mesi?), ma, se i numeri sono questi e davvero vengono assunti tutti quelli in graduatoria ad esaurimento (d’ora in poi GaE) ed ora in poi solo i vincitori di concorso, mi pare una bella cosa. Ci sono un paio di MA. Mentre le GaE sono provinciali e le graduatorie dell’ultimo concorso regionali, Renzi prevede che la proposta di assunzione possa essere su altra provincia o altra regione (ti assumo a Roma perché sei nella GaE di Roma, ma il posto è a Bolzano. Se non ti va bene, ciao) e soprattutto immagina di ‘allargare’ le classi di concorso a materia ‘affine’ (non fa esempi specifici, ma io, ad esempio, ho tecnicamente accesso, non abilitazione, ad insegnare filosofia ed arte, pur non avendone fatto neanche un esame all’università e non avendole quindi mai insegnate – così prevede la mia laurea di vecchio ordinamento), come già succede nel caso di insegnanti elementari che arrivano ad insegnare filosofia (succede, succede) perché ‘affine’ a pedagogia.

– Un’altra cosa molto importante è la formazione in servizio, cosa che oggi si riduce o a me che leggo valanghe di libri senza renderne conto a nessuno (I will sleep with the clear conscience / I will sleep in peace, comunque) o a presidi che per legge ci costringono a terrificanti conferenze sulla privacy o la sicurezza da cui usciamo solitamente provati e sconfortati dai rischi che corriamo quando lasciamo che un alunno “vada in bagno”. Qui il documento di Renzi è totalmente rivoluzionario e parla di un sistema di ‘crediti’ (didattici, formativi e professionali) sinceramente un po’ oscuro e di un veramente complesso sistema di ‘scatti di competenza’. Sospendo il giudizio

– Si parla poi di autonomia, punto sul quale capisco poco. Noto che si avanza l’ipotesi di cambiare un po’ (non solo nel nome, immagino) il vecchio Consiglio d’Istituto ed il Collegio dei docenti, ma nulla si dice di quella che la legge chiama assemblea di classe e gli studenti, credendo di essere un soviet degli anni ’20, chiamano “collettivo” (giuro)

– Per quanto riguarda le materie, c’è l’idea, assolutamente condivisibile, di portare arte al biennio dei licei non artistici (non solo al triennio, come avviene ad es. al classico). Sul CLIL si parla di introdurlo alle elementari/medie ma lo si lascerebbe solo al quinto anno dei licei non linguistici (ed è una cretinata); c’è poi l’ambizioso progetto di “promuovere l’informatica per ogni indirizzo scolastico” ed inserire in tutti gli indirizzi economia/diritto (da anni dico che è folle che al liceo classico, da cui molti vanno a giurisprudenza, si facciano le leggi delle XII tavole solo per l’imperativo futuro e non per i fondamenti di diritto romano). Quello che non capisco è se queste nuove materie vanno ad aumentare il monte ore dei vari indirizzi (che la Gelmini aveva brutalmente decurtato) e quindi a permettere le numerose assunzioni di cui sopra o se sono lasciate alle scelte autonome degli istituti, cosa che, oltre a lasciare invariato il numero dei docenti, porterebbero ad una moltiplicazione infinita dei vari ‘indirizzi’. Opterei per la prima, ma, ripeto, non è chiarissimo.

– Venendo alla questione ideologicamente più scottante, si parla esplicitamente di intervento dei privati, gestito dalle scuole che dovrebbero diventare quindi “Fondazioni” o “enti con autonomia patrimoniale”; l’intervento potrebbe essere uno school bonus cioè un bonus fiscale per le imprese che, ad esempio, offrono alle scuole nuove tecnologie o, nel caso di istituti tecnici/professionali, un più stretto legame scuola/azienda

Ci sarà davvero parecchio su cui parlare…

(intanto mi sono iscritto sul sito http://labuonascuola.gov.it/index.php/)

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