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didone è simbolo della plutocrazia giudaico-massonica, parrebbe

26 agosto 2014

excavatingmoVisto che siamo dalle parti del bimillenario della morte di Augusto (19 agosto 14 dC) e relative celebrazioni (molto pop, direi – sarebbe invece il caso di fare qualcosa per il Mausoleo, no?), è certamente interessante vedere cosa successe in occasione del bimillenario della sua nascita (23 settembre 63 aC), in decisamente altro contesto.

Excavating modernity di Joshua Arthurs è un libro interessantissimo, dedicato essenzialmente ai rapporti tra il Fascismo e l’idea di “romanità” di cui il regime si fece espressione, con i suoi toni retorici ed in fondo effimeri (il Fascismo non è neanche riuscito ad insegnare il latino agli italiani, si diceva, figuriamoci a dar loro un Impero).

Il primo capitolo è una intrigante rilettura della visione di Roma nella storia d’Italia dall’Ottocento in poi, quando la città era vista ora come simbolo dell’Unità (Mazzini, ovviamente, ma anche il neoguelfo Gioberti) ora come cancrena decadente da estirpare (i Futuristi, ma anche, con toni meno forti tranne Papini, i vociani); più complesso capire come in meno di 15 anni Mussolini sia passato da un protoleghismo militante (“Roma non è il centro della vita della Nazione ma piuttosto il centro e l’origine della sua infezione”, scriveva nel 1910) a celebrare il primo anniversario della Marcia su Roma con una visita alla tomba di Cesare (suggerimento: la coerenza non era il suo forte); il secondo capitolo è dedicato all’Istituto di Studi Romani che, pur non essendo diretta espressione del regime, ne diventa agile strumento, soprattutto nel cercare di mediare i rapporti tra Mussolini ed il Vaticano (Pio XI si era innervosito assai quando gli chiusero l’Azione Cattolica e ci fece pure un’enciclica), vedendo una continuità provvidenziale tra l’Impero Romano e la Chiesa (a furia di citazioni dantesche: Roma, donde Cristo è romano e cose così).

Centrale è il terzo capitolo, sulla Roma mussoliniana (1925-1938) e la gigantesca impresa urbanistica di sventramento / isolamento / valorizzazione del centro storico (il Mausoleo di Augusto, l’Ara pacis, la Via del Mare, la Via dell’Impero che unisce piazza Venezia con il Colosseo etc. ), volta essenzialmente a ‘bonificare’ l’elemento romano (soprattutto quello imperiale, a scapito delle testimonianze repubblicane e tardoantiche) dalle ‘sovrastrutture’ medievali e rinascimentali, con l’idea di costruire una ‘nuova Roma‘ fatta esclusivamente di modernità con ‘isole’ di antico in mezzo (Largo di Torre Argentina pare esemplare), riuscendoci solo in parte – la maggior parte delle realizzazioni architettoniche del regime finirono con l’essere per lo più in periferia (il Foro Italico, il progetto dell’EUR etc. ).

Ad Augusto è dedicato il quarto capitolo, in cui si racconta la storia della monumentale Mostra Augustea della Romanità promossa nel 1937 in occasione appunto del bimillenario della nascita del princeps ed immaginata in parte come monumento di bieca propaganda (tutto un trionfo di aratri e spade) più che come reale contributo scientifico, mentre l’ultimo capitolo (1936-1945) racconta i “divertenti” tentativi di riviste come La difesa della razza di conciliare la “romanità” con l’Asse Roma-Berlino senza dire che i Germani erano un popolo selvaggio e barbaro prima che arrivasse la luce civilizzatrice di Roma, come facevano fino a dieci minuti prima…

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