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qualcosa si muove

11 agosto 2014

Tramite un articolo di Ugo Cardinale (il Mulino 3/14, presente anche qui in forma leggermente diversa), scopro che altrove stanno portando avanti dei progetti di sperimentazione delle competenze linguistiche del latino analoghi a quelli praticati da anni per le lingue moderne.

Provando a non essere particolarmente prolissi, mi pare lampante che il sistema scolastico attuale (che è lo stesso più o meno dall’Unità d’Italia, eh) presenti diversi problemi a livello di certificazione delle competenze in uscita; lo stesso sistema dell’Esame di Stato, con una valutazione omnicomprensiva (che deriva dai ‘crediti scolastici’ accumulati nel corso del trienno, dalle prove scritte e dal colloquio orale), risulta assai nebuloso.

Per quanto si possa immaginare che uno studente uscito con 100/100 sia oggettivamente ‘bravo’ in tutte le materie, un voto ‘medio’ come 75/100 non ci dice nulla: può darsi che lo studente sia ‘da 7 e mezzo’ in tutte le materie o che sia bravissimo in Fisica ma imbarazzante in Latino e persino uno studente da 60/60 potrebbe essere eccellente nelle discipline umanistiche ma totalmente impreparato in quelle scientifiche, e tutto questo non risulta dal voto di uscita (cosa che costringe le università a fare test di ammissione che tengono sempre meno conto del voto di maturità, anche per le note disparità locali nei voti stessi).

Dal poco che so, mi pare che in altri paesi, come nel sistema anglosassone degli A-Levels, sia estremamente più facile capire l’effettivo livello di uno studente, che al termine del percorso non ha un voto comulativo ma limpide indicazioni per le materie affrontate: A in Francese e Matematica, B in Scienze e così via, voti che, mi pare di capire, siano dirimenti nel successivo percorso universitario. La struttura ‘oggettiva’ delle prove di valutazione di tali sistemi, inoltre, mi sembra garantire in maniera abbastanza chiara quali siano le competenze di uno studente che ha B in Storia, mentre da noi una serie di variabili soggettive fanno sì che un ‘7’ in Storia voglia dire cose diversissime a seconda della classe e del docente e che quindi il nostro ‘7’ in realtà non voglia dire nulla (e non entriamo nella surrealtà degli 8+ o dei 5–).

Nella certificazione delle lingue moderne, di contro, si adottano internazionalmente dei livelli ben definiti (A2, B1, B2, C1 etc) che danno, a chi ne sa qualcosa, una chiarissima indicazione delle competenze linguistiche legate al singolo livello, individuate con parametri precisi nei vari utilizzi della lingua (produzione/ricezione scritta/orale), per cui, mentre un ‘6’ in Inglese nella scuola italiana vuol dire poco, un B1 offre precise indicazioni sul livello dello studente.

Nello specifico poi della didattica delle lingue classiche, resta il problema che, dopo 5 anni di grammatica, autori e storia letteraria, la prova finale del liceo classico è la traduzione di una quindicina di righe (di greco o latino) che, per quanto sia intellettualmente stimolante, non tiene conto della ricchezza del percorso affrontato e riduce il curriculum dello studente ad un’acritica resa in italiano di un brano decontestualizzato e spesso scelto con criteri arbitrari. Detto questo, scrive Cardinale:

Un problema che potrebbe essere affrontato in tempi brevi potrebbe essere quello certificazione delle competenze nelle lingue classiche, per poter prevedere e certificare, con prove di diverso livello, tipi o gradi diversi di competenze, evitando così quelle esperienze frustranti, che spesso scoraggiano gli studenti del liceo classico, come l’insuccesso nelle prove di traduzione… Insuccesso che determina alla fine del percorso, davanti allo scarto tra il lungo impegno e l’apparente vanità dei risultati conseguiti, la sensazione di un fallimento o dell’inutilità del tempo speso in tali studi. Già esiste una sperimentazione per le certificazioni di competenze in latino, in due o tre livelli diversi , secondo progetti di collaborazione tra scuola e università a Genova (Celil della Liguria), a Palermo (Celil della Sicilia), a Milano (che si collega al progetto ligure). Tale riflessione e sperimentazione potrebbe riflettersi anche in nuove ipotesi per la prova all’Esame di Stato.

Ecco allora che scopro che in Lombardia stanno portando avanti un progetto di certificazione linguistica del latino analogo a quello delle lingue moderne, con l’individuazione di vari livelli (A2, B1, B2 e C1) di cui sono chiarissimi i contenuti (viene addirittura fornito un glossario dei termini latini da conoscere, mentre di solito gli studenti sanno a memoria gli accusativi in –im tipo ratim ma incontrano difficoltà a tradurre parole molto più comuni come clades). In Liguria hanno individuato due livelli (anziché 4) e sul sito dell’Ufficio Scolastico Regionale hanno anche pubblicato le prove di valutazione degli ultimi anni (il progetto pare partito nel 2012).

Ad esempio, nel 2013 la prova di livello base (un testo di Eutropio su Mario) era da svolgersi in 45 minuti (!) senza vocabolario (!!) e prevedeva non la traduzione ma 10 domande di comprensione globale ed analitica del testo, afferenti anche a conoscenze extratestuali che dovrebbero essere parte comunque del bagaglio di uno studente, come le caratteristiche del consolato (elettivo ed individuale? collegiale e temporaneo? ereditario e collegiale? straordinario?), mentre la prova di livello avanzato da una parte prevedeva una ‘classica’ traduzione (un brano del Satyricon di Petronio sulla decadenza dell’oratoria), dall’altra lo sviluppo di un tema richiamato dal testo e teso quindi a valutare anche le conoscenze di storia letteraria che normalmente si perdono nella sola ‘versione’.

Perché la scuola non è solo le lamentele di noi precari, eh.

7 commenti leave one →
  1. anonimo navigatore permalink
    12 agosto 2014 11:46 AM

    Più che sensate, direi, entrambe le proposte. Sia quella di un voto di maturità analitico (io direi ANCHE analitico, mantenendo comunque una valutazione globale che serve a dare il segno che comunque la scuola è formazione dell’individuo nel suo complesso e del fatto che si tratti di un esame di MATURITÀ, appunto, altrimenti decidiamoci a chiamarlo esame di stato e basta) sia quella di una certificazione analoga a quella delle lingue moderne anche per quelle antiche.
    Senza poi star ad intervenire sull’annosa questione della traduzione e dell’attenzione compulsiva per la sintassi, che toglie spazio alla comprensione e appare una tortura per dei ragazzini che ormai – pur frequentando il liceo classico – statisticamente parlando non lo frequentano per diventare latinisti o grecisti ma professionisti in altri campi.

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    • 12 agosto 2014 12:05 PM

      In realtà la dizione di “maturità” rimane solo nella prassi giornalistica e nel linguaggio comune, perché tecnicamente dal 1999 (?) si chiama solo “esame di stato”. Sono d’accordissimo con te che si dovrebbe improntare la didattica alla ‘comprensione’ più che alla ‘traduzione’, ma finché il ‘sistema’ prevederà una traduzione a fine percorso, si rischia di essere controproducenti…

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      • anonimo navigatore permalink
        12 agosto 2014 12:15 PM

        Intendevo appunto ciò che dici tu: togliamoci il vizio di chiamarlo esame di maturità (ma allora cambiamo anche il metodo di valutazione quando siamo in commissione d’esame, perché a volte tramite la riflessione sul concetto di esame di maturità facciamo valutazioni assurde).
        Sulla seconda questione non è solo un rischio: di fatto si è controproducenti. È la solita discrasia tra ciò che dovrebbe essere e ciò che invece è…
        Per esempio però, riflettevo sulla possibilità che dei bravi abilitati 52 possano insegnare dignitosamente sulla 51 con il suddetto metodo e facilitare la possibilità che qualcuno si appassioni alle letterature classiche anche nel liceo scientifico.

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  2. 12 agosto 2014 12:21 PM

    A proposito di liceo scientifico, è possibile che entri di ruolo nella 51 più che nella 52 ed allora sono andato a vedere il sito di uno scientifico in cui potrei finire. In TUTTE le sezioni del biennio (alla faccia della ‘libertà d’insegnamento’) hanno adottato lo stesso libro, il sacrosanto Tantucci, che poco si presta ad un impianto didattico diverso da quello della consecutio…

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    • anonimo navigatore permalink
      12 agosto 2014 12:34 PM

      Naturalmente ti auguro di entrare di ruolo subito, foss’ anche in un liceo scientifico che magari non preferiresti…
      il sacrosanto Tantucci, oltre al difetto che tu giustamente fai notare, ne ha uno ancora peggiore: si trova tutto ma dico tutto, ogni stupidissimo esercizio, svolto su internet…
      io non sento ancora di essere in grado, ma credo che tra qualche anno abbandonerò la didattica delle declinazioni al biennio e proverò a partire dalle desinenze dell’indoeuropeo che con le opportune modifiche sono comuni a tutte le declinazioni (se non mi chiedono un TSO).

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      • 12 agosto 2014 12:36 PM

        ( io già lo faccio ;-)! )

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      • anonimo navigatore permalink
        12 agosto 2014 12:56 PM

        Eh, ma io insegno da un anno solo! 😉 ( e non ho avuto biennio)
        Comunque: hanno provato a farti rinchiudere?

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