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maturità 2014 – 3

26 giugno 2014

Per la prima volta da tipo vent’anni, al Ministero qualcuno si è accorto che non pubblicavano mai la traccia d’esame della seconda prova del Liceo Classico Europeo e quest’anno, per la prima volta, hanno rimediato.

Il LCE è una curiosa sperimentazione (per qualche ragione sopravvissuta alla riforma Gelmini) che, in un monte orario strabordante (più di 40 ore settimanali), presenta un curriculum fortemente linguistico (con un quarto scritto all’Esame di Stato) ma improntato sia alla scienza (matematica, fisica e scienze, questa sin dal biennio, come è ora normativo in tutti i licei) sia all’humanitas (storia, filosofia, diritto, arte), con tanto di latino e greco, ‘fusi’ in un’unica disciplina (‘lingue classiche’, affrontate sia in ottica di lingua sia di letteratura, in cui si procede per generi letterari – saltando la filosofia!).

Il secondo scritto dell’Esame di Stato è sempre di Lingue Classiche ma non prevede la stessa prova del liceo classico (alternativamente un brano di latino ed uno di greco, da tradurre in 4 ore) bensì un compito specifico. Vengono proposti infatti due brani, uno in latino ed uno in greco, accomunati dallo stesso argomento, cosa che fa sì che si tratti quasi sempre di brani di storici, talora astrusi (ricordiamo tutti con orrore una pagina di Floro), considerato che le competenze linguistiche raggiunte dagli alunni sono diverse da quelle del liceo classico. Dei due brani presentati (con ampia contestualizzazione), i ggiovani ne traducono uno a scelta (di solito scelgono latino, perché incute meno paura) e devono rispondere ad una decina di domande di comprensione/analisi di entrambi i testi. Considerata la complessità del compito, il tempo è di 6 ore.

Quest’anno i brani presentavano la figura di Cimone ed erano tratti da Plutarco (greco) e Cornelio Nepote (latino). Plutarco sarebbe più o meno così:

Ormai benestante, Cimone spendeva a suo maggior onore per i cittadini i ricavi delle sue campagne militari, guadagni che si ritiene abbia ottenuto onorevolmente dai nemici. Infatti tolse i recinti dai suoi campi, affinché sia agli stranieri sia ai bisognosi fra i cittadini fosse impunemente possibile prenderne i frutti, ed ogni giorno offriva a molti in casa sua un pranzo, di certo semplice ma comunque sufficiente, al quale poteva partecipare chi volesse fra i poveri ed avere così un sostentamento gratuito, avendo poi tempo per dedicarsi ai soli affari pubblici. A quanto racconta Aristotele, offriva però questo pranzo non a chi volesse di tutti gli Ateniesi, ma solo a quelli del suo demo, i Laciadi. Lo accompagnavano solitamente dei giovanotti suoi amici, ben vestiti, ognuno dei quali, se per caso un anziano fra i cittadini, mal vestito, si fosse avvicinato a Cimone, divideva con lui il mantello; e questo fatto pareva nobilissimo. Questi stessi, portando con sé una discreta somma di denaro, mettendosi vicino in piazza ai meglio curati fra i poveri, in silenzio mettevano loro in mano delle monete. 

Al brano sono poi affiancate cinque domande (‘se hai scelto di tradurre il testo greco, rispondi alle seguenti domande’) decisamente tautologiche se uno ha, appunto, tradotto il testo greco. Secondo me si sono sbagliati e le domande sulla comprensione del testo greco dovevano essere rivolte a chi aveva tradotto quello latino e viceversa, ma valli a capire.

Più o meno le stesse cose racconta Cornelio Nepote, che probabilmente attinge alla stessa fonte di Plutarco:

Gli Ateniesi sentirono a lungo la mancanza (‘desidero’ è un falso amico!) di Cimone, non solo in guerra ma anche in pace; fu infatti di tanta generosità che, avendo in diverse località terreni e campi, non mise mai in questi dei custodi per difenderne i frutti, affinché non si impedisse a nessuno di fruire di quanto volesse di quei beni. Lo seguivano sempre dei compagni con soldi, affinché, se qualcuno avesse avuto bisogno del suo aiuto, avesse sempre qualcosa da dare sul momento, per non sembrare rifiutare l’aiuto procrastinandolo. Spesso, vedendo qualcuno caduto in rovina mal vestito, gli dava il suo mantello. Ogni giorno gli veniva preparata una cena tale che potesse invitare tutti quelli che nel foro avesse visto non invitati, e ogni giorno non trascurava di farlo. A nessuno mancò la sua lealtà, a nessuno il suo aiuto, a nessuno il suo sostegno economico: arricchì parecchie persone e pagò a suo spese anche le esequie di molti morti in povertà, che non avevano lasciato abbastanza per il funerale. Visto che si comportava così, non c’è da stupirsi se la sua vita fu serena e la sua morte triste.

Anche a questo testo seguono cinque domande, completamente imbecilli se uno ha la minima idea di quanto ha appena tradotto.

Per finire, ci sono quattro periodi paralleli, sui quali gli studenti devono esporre ‘valutazioni ed osservazioni’, non è chiaro se di natura linguistica (chessò, le finali) o contenutistica (il maligno Aristotele, la differenza su chi esattamente dividesse le vesti coi poveri, la munificenza come arma politica), ma è sicuramente la parte più divertente del compito, tutto sommato abbordabile…

(giova anche notare che una prova di questo tipo sarebbe meglio anche per il classico, eh)

2 commenti leave one →
  1. Flavia permalink
    26 giugno 2014 2:32 PM

    Beh prof..è andata bene. Ancora leggo i carmi di Catullo con i suoi appunti! Ci vediamo presto

    "Mi piace"

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