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il ne parle que du bon dieu

2 febbraio 2014

38541909_500x500_1La grandezza di American Horror Story è che ogni stagione racconta, appunto, una storia, differente, per quanto il cast rimanga (più o meno) lo stesso; la prima stagione ci aveva portato nel classico tema della casa infestata, mentre la seconda stagione (sottotitolata Asylum) ci porta dalle parti di un manicomio criminale diretto da una suora cattivissima (non ci sono parole per dire quanto Jessica Lange sia bravissima) in cui incontriamo una giornalista coraggiosa, un assassino che in realtà ha a che fare con gli UFO, un criminale nazista ed un brillante Zachary Quinto ironicamente impegnato a ‘curare’ l’omosessualità (siamo nei primi anni ’60, cioè in pratica da Bruno Vespa).

In un vivace gioco di rovesci tra passato e presente, c’è pure il debutto come attore di Adam Levine dei Maroon 5 (no, non fa una bella fine) ed una canzoncina innocente come Dominique diventa molto più inquietante di quanto ricordo (ma stava anche in una puntata dei Simpsons):

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