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it’s only just light years to go – cheremone’s concorso – 4

21 dicembre 2013

(continua da qua) Eravamo rimasti alla prova di italiano/storia/geografia e le domande di storia e geografia erano state meno terribili del previsto. Di italiano c’erano, cosa sensata, una domanda di lingua ed una di letteratura. Quella di lingua era un filino generica:

3) Esplicitare le principali differenze fra la lingua scritta e quella parlata in vista di specifici percorsi di sviluppo delle abilità linguistico-comunicative.

Uhm. Devo essere sopravvissuto perché pochi giorni prima avevo letto questo, sennò ero morto. Nulla comunque preparava alla domanda di letteratura, che citava (in maniera estesa eh) un brano dello Zibaldone di Leopardi:

4) “Ma dentro i confini di un medesimo ed unico dialetto, non v’è città, il cui linguaggio non differisca più o meno, da quello medesimo della città più immediatamente vicina. Non differisca dico, nel tuono e inflessione e modulazione della pronunzia, nella inflessione e modificazione diversa delle [936] parole, e in alcune parole, frasi, maniere, intieramente sue proprie e particolari. Questo si vede nelle città di Toscana (tanto che il Varchi vuole perciò che la lingua scritta italiana, non solo non si chiami italiana, ma neppur toscana, bensì fiorentina), si vede nelle altre città di qualunque provincia italiana, e dappertutto. Di più in ciascuna città, il linguaggio cittadinesco è diverso dal campestre. Di più senza uscire dalla città medesima, è noto che nella stessa Firenze si parla più di un dialetto, secondo la diversità delle contrade: (e di ciò pure il Varchi). Così che una lingua non arriva ad essere strettamente conforme e comune, neppure ad una stessa città, s’ella è più che tanto estesa, e popolata. E così credo che avverrà pure in Parigi ec. Vedi p. 1301. fine. Da questi dati caviamo alcune conseguenze più alte ed importanti. 1. Che la diversità de’ linguaggi è naturale e inevitabile fra gli uomini, e che la propagazione del genere umano portò con se la moltiplicità delle lingue, e la divisione e suddivisione dell’idioma primitivo, e finalmente il non potersi intendere, nè per conseguenza comunicare scambievolmente più che tanto numero di uomini. La confusione de’ linguaggi che dice la Scrittura essere stato un gastigo dato da Dio agli uomini, è dunque effettivamente radicata nella natura, e inevitabile nella generazione umana, e fatta proprietà essenziale delle nazioni ec. 2. Che il progetto di una lingua universale, (seppure per questa s’è mai voluta intendere una lingua propria e nativa e materna e quotidiana di tutte le nazioni) è una chimera non solo materialmente, e relativamente, e per le circostanze e le difficoltà che risultano dalle cose quali ora sono, [937] ossia dalla loro condizione attuale, ma anche in ordine all’assoluta natura degli uomini; vale a dire non solamente in pratica, ma anche in ragione.”

Brano densino, ecco. Ed il bello era la domanda: Ai fini dell’utilizzazione didattica nel ciclo scolastico di riferimento, si svolga l’analisi delle specifiche strutture del testo a livello morfosintattico, lessicale, testuale, nonché un’analisi critico letteraria. Rileggiamo bene perché pareva impossibile: l’analisi delle specifiche strutture del testo a livello morfosintattico, lessicale, testuale, nonché un’analisi critico letteraria. IN  VENTI RIGHE.

Secondo me è successo questo: ad un certo punto nella progettazione del concorso qualcuno avrà pensato che si doveva sottoporre ai candidati un vero e proprio tema, per cui un ricco brano di Leopardi ben si prestava ad un amplissimo excursus sulla storia della lingua italiana da Dante all’800 e ad un’analisi puntuale del brano stesso, certamente prodigo di spunti.

Poi qualcuno avrà detto no no, facciamogli fare risposte da una paginetta a quesiti specifici, come alla terza prova degli Esami di Stato e chi di dovere avrà detto perché no? proviamo!. Ed avranno quindi preparato varie prove su questa tipologia, con una stanza di Ariosto da commentare o una battuta di Renzo da contestualizzare. Ma si devono essere dimenticati che fra le possibili prove c’era questa cosa e, voilà, a noi viene chiesto di fare in VENTIRIGHE una cosa da sette colonne e mezzo.

Non ricordo minimamente cosa ho scritto, probabilmente avrà detto UNA COSA sulla morfosintassi, UNA sul lessico etc. Tanto il pomeriggio non avrei avuto il tempo di pensarci sopra, perché il giorno dopo ci sarebbe stato latino e lì sì che ci saremmo divertiti…

(continua… )

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