Vai al contenuto

ogni lingua è metafora

8 ottobre 2013

havelockculturaUna delle puntate più belle di Star Trek The Next Generation è Darmok (no, non è nella prima stagione), episodio che ha anche avuta una certa attenzione accademica, per ragioni facilmente comprensibili.

Nella storia il capitano Picard ha a che fare con degli alieni il cui linguaggio è interamente costruito su metafore tratte dal loro patrimonio mitologico che, per quanto rese in inglese dall’espediente narrativo del “traduttore universale”, non hanno senso al di fuori della cultura che le ha prodotte – è come se per trasmettere l’idea di “amore” si presentasse l’immagine di una fanciulla affacciata ad un balcone veronese e di un ragazzo che parla di rose, idea aliena a chi non ha minima familiarità con la storia shakesperiana di Romeo e Giulietta.

Dopo svariati problemi di comunicazione, Picard riesce a comprendere i dati essenziali del racconto mitologico degli alieni ed a comunicare con loro ricorrendo ad uno dei miti più antichi dell’umanità, quello di Gilgamesh, la cui storia di amicizia e sacrificio personale rispecchia il mito della cultura aliena – alla fine della puntata c’è Picard che in greco (!) ripassa gli Inni omerici (!!!) perché prototipo mitologico della nostra cultura (ho come il sospetto che gli autori avessero confuso i pur interessanti Inni omerici con l’Iliade o l’Odissea, anche se alcune immagini, come quella di Afrodite che nasce dal mare, sono lì ben attestate).

Non so quanto direttamente, ma gli autori sono andati pericolosamente vicini ad una delle idee più interessanti dell’immensa bibliografia omerica, espressa da Eric A. Havelock in un saggio fondamentale a cinquant’anni dalla sua prima uscita, quale la sua Preface to Plato il cui titolo originale ha poco a che fare con quello italiano che invece, caso più unico che raro, meglio rispecchia il tema del libro: Cultura orale e civiltà della scrittura.

Il densissimo lavoro di Havelock individua nel “testo” omerico la funzione di quella che lui chiama “enciclopedia tribale”, cioè l’insieme di conoscenze (talora tecniche, tipo “come si costruisce una zattera in 200 versi”, vedi Odissea V) ma soprattutto di valori che la società orale greca aveva prodotto a cavallo del I millennio aC e tramandato appunto oralmente (Parry) fino alla scoperta della scrittura e ad una sua più diffusa adozione (che avviene poco prima di Platone, che da una parte pare condannare la scrittura e dall’altra condannare la pseudosapienza omerica, che non esita a definire doxa).

Il nodo essenziale della riflessione di Havelock è la rottura tra la dimensione strettamente “concreta” della lingua poetica omerica e la dimensione dell’ “astratto” alla base di quella che noi chiamiamo “filosofia” e che Platone fa spesso coincidere con l’assolutezza astratta (appunto) della geometria. La poesia è storia, è prima e dopo, mentre la geometria semplicemente è.

La teoria di Havelock ha i suoi punti deboli, che sono spesso stati sottolineati (l’enciclopedia omerica non ha una voce “sesso”, tanto per dirne una, e questo in una cultura in cui, come succede nelle Avventure pastorali di Dafni e Cloe, qualcuno deve spiegare ai due come farlo, visto che da soli non ci arrivano) ma questo libro è comunque fondamentale per leggere Omero (e Platone) in modo diverso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: