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si ride di ciò di cui non si ha la capacità, o la volontà, di discutere seriamente

17 luglio 2013

scuolacommediaTra gli innumerevoli libri che parlano di scuola, questo La scuola sotto il genere della commedia di Roberto Sandrucci (preso per caso da Feltrinelli, che lo aveva infilato nello scaffale di “didattica”) occupa un posto particolare.

Parte cioè da un assunto netto: in Italia quando si parla di scuola se ne parla solo in maniera ridicola, con un continuo proliferare (almeno negli ultimi 20-25 anni) di libri/film il cui unico scopo sembra essere quello di denigrare la scuola, presentare i docenti come una massa di falliti, gli studenti come stereotipo degli stereotipi, il sapere come perdita di tempo rispetto alla “vita”, le ore trascorse in aula come un’inutile costrizione se non come campo di battaglia.

A dimostrazione di questa de-costruzione, Sandrucci analizza sinteticamente ma con precisione sette “casi di studio”: si comincia con il celebre Io speriamo che me la cavo, la raccolta di temi di bambini napoletani pubblicata nel 1990, il cui fine ultimo sembra quello di ridicolizzare i bambini e presentare la scuola elementare non come luogo di didattica e crescita ma come fonte di guadagno per il maestro che, in barba a possibili progettazioni didattiche, propone temi sul sesso perché sicuramente risulteranno “divertenti”.

Passando alle superiori, c’è spazio per lo snobismo della Mastrocola, l’orrore che furono I ragazzi della III C (parafrasando Grasso, mi chiedo spesso quale idea di “persona umana” abbiano ad Italia Uno), le Perle ai porci, un film (!) di Moccia, la scrittura reazionaria di Giordano etc.

Forse un film di studenti che discutono fra di loro delle spiegazoni sull’esistenza del male nel mondo da parte di Seneca, un libro che racconta di come uno studente scopra con sorpresa che “galassia” viene dalla parola greca che indica il “latte” (e quindi poi si ricorda i nomi in gutturale) ed un articolo di giornale su una ricerca svolta da alcuni alunni non sarebbero dei grandi successi commerciali, ma magari andrebbero fatti, no?

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