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maturità 2013 – 4

20 giugno 2013

Il tizio del corriere che ogni santo turno minaccia Tacito sarà rimasto sorpreso dallo scoprire che al liceo classico il brano di latino per la seconda prova dell’esame di stato era di Quintiliano.

Si tratta di una pagina abbastanza nota del decimo libro dell’Institutio oratoria, libro in cui il buon Quintiliano (il primo insegnante pagato dallo stato, si è soliti ricordare) percorre la storia della letteratura latina e greca suggerendo letture al futuro oratore in modo che possa formarsi una cultura. E visto che Arato iniziava i suoi Fenomeni da Zeus (“Iniziamo da Zeus, che mai noi uomini dobbiamo lasciare / innominato. Di Zeus sono piene tutte le strade / tutte le piazze degli uomini, pieni ne sono il mare / ed i porti… “), Quintiliano decide di iniziare la sua rassegna da Omero, che viene elogiato in maniera incondizionata in poche ma intensissime righe. Ecco la traduzione cheremonea:

Sed nunc genera ipsa lectionum, quae praecipue convenire intendentibus ut oratores fiant existimem, persequor. Il sed iniziale segna la cesura col brano precedente in cui parlava in generale degli autori da leggere per passare ora alle singole letture consigliate (è questo il senso di lectio). La frase è piuttosto elegante e le virgole avrebbero dovuto aiutare a comprenderne la struttura:  Ma ora passo a trattare nel dettaglio (persequor, il per sottolinea il “nel dettaglio”) i generi stessi (non “gli stessi generi”!) di letture, che riterrei (existimem è congiuntivo) convenire in maniera particolare a coloro che si accingono (participio sostantivato!) a diventare oratori.

Igitur, ut Aratus ab Iove incipiendum putat, ita nos rite coepturi ab Homero videmur. E dunque, come Arato (momento di panico in classe su chi esattamente fosse) ritiene che si debba iniziare (gerundivo! impersonale!) da Giove, così anche a noi sembra opportuno iniziare come da tradizione da Omero (costruzione personale di videor!).

Hic enim, quem ad modum ex Oceano dicit ipse amnium fontiumque cursus initium capere, omnibus eloquentiae partibus exemplum et ortum dedit. Costui infatti, come lui stesso dice che dall’Oceano prendono inizio i corsi dei fiumi e delle fonti, ha dato a tutte le parti dell’oratoria (= a tutti i generi oratorii) un modello ed un inizio.

Hunc nemo in magnis rebus sublimitate, in parvis proprietate superaverit. Nessuno potrebbe superarlo (perfetto congiuntivo! potenziale!) per elevatezza di stile nei temi più alti né per proprietà di linguaggio nei contesti più umili.

Idem laetus ac pressus, iucundus et gravis, tum copia tum brevitate mirabilis, nec poetica modo sed oratoria virtute eminentissimus. Allo stesso modo (è) ricco e conciso, piacevole e serio, ammirevole tanto per abbondanza quanto per sintesi, eccellente non solo nella virtus poetica ma anche in quella oratoria (il succo  è che Omero non è solo un bravo poeta ma, appunto, un oratore ante litteram). La frase era molto difficile per le scelte lessicali che meritano tesi di dottorato.

Ora Q fa tre esempi di bravura di Omero, citando esplicitamente episodi dell’Iliade: Nam ut de laudibus exhortationibus consolationibus taceam, nonne vel nonus liber, quo missa ad Achillem legatio continetur, vel in primo inter duces illa contentio vel dictae in secundo sententiae omnis litium atque consiliorum explicant artes? Infatti, per tacere delle lodi, delle esortazioni e delle consolazioni, non è forse vero che (nonne!) il nono libro (dove è contenuto l’episodio dell’ambasceria mandata ad Achille) o anche quel famoso contrasto tra condottieri del primo libro o le frasi pronunciate nel secondo libro sviluppano tutte le caratteristiche dell’oratoria giudiziaria (le “liti”) e deliberativa (i “consigli”)? – una traduzione più fedele sarebbe “tutte le arti della controversia e della persuasione”

Omero è magistrale anche nella rappresentazione dei sentimenti: Adfectus quidem vel illos mites vel hos concitatos nemo erit tam indoctus qui non in sua potestate hunc auctorem habuisse fateatur. Ed anche i sentimenti – sia quelli miti sia quegl’altri concitati – non ci sarà nessuno così ignorante (non indotto!) da affermare che questo autore non li abbia avuti tutti sotto il suo controllo.

Un paio di righe sono dedicate ai proemi di Iliade ed Odissea, che costituiscono il modello stesso del poema: Age vero, non utriusque operis ingressu in paucissimis versibus legem prohoemiorum non dico servavit, sed constituit? E insomma, non è forse vero che all’inizio di entrambe le sue opere, per quanto in pochissime parole, abbia non dico rispettato ma proprio fondato la legge dei proemi?

Analisi dettagliata della struttura proemiale: Nam et benivolum auditorem invocatione dearum quas praesidere vatibus creditum est et intentum proposita rerum magnitudine et docilem summa celeriter comprensa facit. Infatti con l’invocazione alle dee che si credette accompagnasssero i poeti rende l’ascoltatore bendisposto, con l’esposizione della grandezza dei temi lo rende attento ed infine lo rende ricettivo con un riassunto rapidamente esposto – la grafia benivolum sinceramente mi aveva perplesso ed infatti anche il Castiglioni/Mariotti rimanda a benevolum.

La conclusione del brano pare un po’ brusca, anche perché si lega in realtà a quanto segue, non presentato agli studenti: Narrare vero quis brevius quam qui mortem nuntiat Patrocli, quis significantius potest quam qui curetum Aetolorumque proelium exponit? E poi (sono anni che porto avanti una dura battaglia per convincere gli studenti che vero non voglia dire “veramente”) chi è capace di narrare con più sintesi di chi racconta la morte di Patroclo e con più pregnanza di chi descrive lo scontro tra Cureti ed Etoli? – La risposta è “nessuno”, perché Omero lo fa perfettamente (ed infatti il brano prosegue con l’elenco di topoi omerici).

Testo non mostruoso, con difficoltà principalmente di tipo lessicale per la resa in italiano (al corriere si sono arresi facilmente ed hanno tradotto operis ingressu con incipit!!!)

Lunedì la terza prova!

One Comment leave one →
  1. 23 giugno 2013 7:11 AM

    Ottimo commento veramente. Stavo giusto cercando una corrispondenza con i pensieri che mi avevano attraversato durante la sorveglianza alla prova. HO osservato con particolare interesse sia “superaverim” che il periodo sugli “affectus”.
    Nell’ultimo periodo il “quis.. potest” potrebbe essere reso come un “falso condizionale”: “chi potrebbe ecc. ecc.

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