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il baratro

3 giugno 2013

florisfabbricaCome lettura per la fine di quest’anno scolastico, mi è parso carino (leggi: “masochistico”) prendere in mano il non recentissimo La fabbrica degli ignoranti, il saggio in cui Giovanni Floris mette un po’ d’ordine nelle consuete lamentele sul sistema dell’istruzione italiano, scuola e università.

La pars destruens è ricca e documentata, quella construens si limita a poche idee di eventuale buon senso (ne citiamo due: permettere ai genitori di scegliere in quale sezione iscrivere i propri figli – ad oggi si finisce in una data sezione per “sorteggio”, in modo da evitare che tutti vogliano andare nella sezione migliore, come se fosse un male – ed abolire, idea “di destra”, il valore legale del titolo di studio).

Solo di sfuggita il buon Floris cita uno dei fenomeni (strettamente legato a questo valore legale del titolo di studio) che dimostra chiaramente come in Italia le buone idee (e si può discutere se lo siano di partenza) diventano mostruose.

Se avete pazienza, vi racconto una cosa.

Come sapete, i poveri docenti precari sono in una “graduatoria”, le cui posizioni dipendono da un determinato “punteggio”, legato ai titoli di studio ed al servizio svolto (valutato nella sola ottica della durata, eh, mica del merito). Per guadagnare posizioni dunque si cerca di ottenere più punti possibile, in primis, cercando di lavorare almeno sei mesi all’anno (che permettono di ottenere 12 punti, il massimo possibile per il servizio prestato ogni anno).

Oltre ai titoli di ingresso (laurea ed abilitazione), si possono ottenere altri punti con eventuali seconde lauree, dottorati e, soprattutto, i fantomatici master, da tre punti l’uno (il fatto che dei master si ricordi soprattutto quanti punti valgono fa capire dove voglio andare a parare).

Ad un certo punto il Ministro (la Moratti?) pensò bene di riconoscere le università telematiche, cioè università on line che rilasciano titoli che hanno lo stesso valore legale dei titoli rilasciati dalle università tradizionali. Questo perché immagino che quello che conti non sia cosa si sa realmente ma il famoso “pezzo di carta”.

Anyway, da questo sono nati quelli che io chiamo master finti (una mia collega li chiama master succhiasoldi).

Per il povero precario alla ricerca di punti (il meccanismo è perverso: appena uno dietro di te in graduatoria fa uno di questi master e prende tre punti, tutti ne fanno uno per non restare indietro – alla fine tutti prendono tre punti, la graduatoria resta virtualmente la stessa e solo quelli che non hanno soldi da spendere restano indietro – etico), la prima tappa è un’università vera che offre master on line.

Questi master per la scuola (costano ca. 1200 euro l’uno e danno appunto 3 agognati punti in graduatoria) sono particolarmente insulsi. Uno si iscrive, chessò, a Latino. A questo punto sul sito si trovano dei testi da ‘studiare’ (sono scritti anche da docenti universitari di una certa fama, che si prestano a questa cosa, credo, per arrotondare lo stipendio). Alla fine di ogni ‘modulo’ si risponde ad una trentina di domande a crocette – il tutto on line, così si hanno subito i risultati e le eventuali correzioni. Ovviamente, nulla impedisce di rispondere alle domande avendo sotto mano il testo del modulo. Mica è finita qui. In sede di ‘esame finale’ si va a all’università, dove, davanti ad un computer, si deve rispondere ad un centinaio di domande a crocette. Attenzione! Sono le stesse domande cui si rispondeva alla fine di ogni modulo! Spieghiamolo bene, che pare folle: nel corso del master si risponde – con il testo del modulo davanti – a ca. 450 domande a crocette (30 domande per 15 moduli), di cui si riceve immediata correzione, all’esame ci si ritrova davanti 100 di quelle domande. Capito il trucchetto, alla fine io mi sono limitato ad imparare a memoria le 450 risposte SENZA NEANCHE APRIRE I MODULI e così ora sono titolare di un MASTER (anzi, di tre, visto che in tutto ho sborsato 3600 euro per 9 punti).

Siccome, per arginare la follia (ma senza fermarla, eh), qualcuno ha deciso che si potessero avere massimo 10 punti in graduatoria con questi giochini, il povero precario che ne ha così ottenuti 9, trova anche il modo di guadagnarsi l’ultimo punto utile. Ci sono università telematiche che offrono infatti dei “corsi di perfezionamento”. Uno di questi ‘corsi di perfezionamento’ dà, appunto 1 punto (a 600 euro) e consiste nello ‘studiare’ 5 moduli (di livello imbarazzante, scritti da autori assolutamente sconosciuti, privi di ogni logica e zeppi di errori – ‘Pindaro‘ viene per ben due volte confuso con ‘Plutarco’ – o di affermazioni che, se vere, stravolgerebbero completamente gli studi classici – ad un certo punto si parla esplicitamente di un’epica micenea su Minosse) e poi affrontare uno scritto.

Lo scritto che feci io, ricordo, era essenzialmente identico a quello che propongo in un primo liceo classico, cioè una paginetta che presentasse le linee essenziali della storiografia greca. Si va talmente sereni che ti chiamano solo se non l’hai passato, se non ti comunicano niente sei sicuro di aver terminato il tuo “perfezionamento” e preso il tuo punto in graduatoria.

Così, dopo 4000 euro spesi, senza aver imparato nulla, ho 10 punti in più graduatoria, che, fossi il solo ad averli, mi farebbero schizzare ai primi posti. Siccome però tutti quelli che conoscono fanno anche loro questi master per avere i punti in più, restiamo tutti alla stessa posizione, con meno soldi in tasca e la sensazione, tristissima, di aver contribuito alla rovina di questo paese.

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