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tutti a canossa

30 aprile 2013

filoramocroceNon so bene se è un problema insito nel monoteismo, ma è storicamente inquietante vedere come il cristianesimo, che alle origini era duramente perseguitato (Tacito presenta il grazioso quadretto di Nerone che utilizza i cristiani, da lui tirati in ballo per la storia dell’incendio di Roma, come torce umane per illuminare i suoi banchetti serali), diventi, nel giro di due-tre secoli (in modo particolare nel IV e V secolo – grazie, Costantino e Teodosio), una religione caratterizzata da un’assoluta intolleranza, tanto interna (Priscilliano è il primo eretico ufficialmente condannato a morte dallo Stato romano) quanto esterna (all’inizio del V secolo non si contano gli editti imperiali tesi alla distruzione o riconversione in basiliche dei templi pagani per tutte le aree dell’Impero – particolarmente attivo nella cosa è Martino di Tours in Gallia, mentre nel 391 fece scalpore l’assalto dei cristiani al complesso del Serapeion di Alessandria d’Egitto e non fatemi parlare della povera Ipazia, fatta letteralmente a pezzi dagli scagnozzi del vescovo Cirillo).

Al tema di questo passaggio dei cristiani da oggettivamente martiri ad oggettivamente persecutori è dedicato un dottissimo (ma talora ripetitivo, eh) lavoro di Giovanni Filoramo, La croce e il potere, sulla cui copertina svetta un imperioso sant’Ambrogio che scaccia (non direi a suono di argomentazioni teologiche) gli ariani (una storia di Occupy basilica nella Milano del tempo).

E proprio Ambrogio spicca come figura particolarmente inquietante nella sua gigantesca abilità di manovrare l’imperatore Teodosio fino a costringerlo a pubblici atti di pentimento in seguito al massacro di 7000 abitanti di Tessalonica che si erano ribellati alla condanna a morte di un cocchiere accusato di sodomia (!) nei confronti di un coppiere (la cosa sa di Zeus e Ganimede, eh), non perché gay-friendly ante litteram ma perché pare che quel cocchiere fosse particolarmente bravo nelle corse. Teodosio a Canossa, nota l’autore.

Altra figura che spicca è quella di Agostino che, impegnato in modo particolare nella controversia donatista, finisce col distiguere tra persecuzioni sbagliate e persecuzioni giuste, aprendo la strada a secoli ancora più bui e violenti per chi la pensasse in altro modo.

Non fosse risorto, qualcuno si starebbe rivoltando nella tomba…

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