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monumentum aere perennius

5 aprile 2013

40352470_500x500_1We could be safer / just for one day, diceva Heroes, una delle canzoni più importanti della storia di David Bowie, e della storia in genere.

Heroes è una di quelle canzoni che mettono in musica il carpe diem di Orazio, costruite cioè su un momento irripetibile nel tempo, l’istante in cui davvero possiamo essere re e regina, mentre colpi di fucile volano sopra il muro e la vergogna è tutta dall’altra parte.

Ma il problema di Heroes (ed anche di Orazio, direi) è il giorno dopo, quando ci accorgiamo che no, non sappiamo nuotare come i delfini, che no, non siamo un re ed una regina, che no, i colpi di fucile potrebbero farci male e che no, il muro non è caduto, è ancora lì, e la vergogna l’ha superato e  sta qui.

Sarà per questo che il nuovo album di David Bowie si chiama The next day e sarà per questo che la copertina è quella di Heroes, con sopra un quadrato bianco, perché il futuro è ancora da scrivere.

Non è però facile scrivere del futuro quando alle spalle si ha un grande passato (pure questo vale per Orazio!), anche se qualcuno ha provato a fare finta che The next day sia “il disco di una nuova e sconosciuta band britannica”, per ascoltarlo senza pregiudizi.

Ma anche con tutti i pregiudizi, Where are we now resta incredibile, e The stars are out tonight resta, beh, una grande canzone di David Bowie:

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