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hac iter Elysium nobis

14 settembre 2012

In non ritrovo quale intervista promozionale, i Pet Shop Boys hanno citato non ricordo chi (ah, le fonti!) per una frase che più o meno diceva che prima dei quarant’anni non si pensa mai alla morte, dopo i quarant’anni non si pensa praticamente ad altro.

E’ con questo lieto spirito che uno ascolta Elysium, il loro undicesimo album, il cui titolo, per quanto originato da un parco di Los Angeles (che è poi la città degli Stati Uniti in cui il tema della morte è più forte, basti pensare a Bret Easton Ellis), richiama ovviamente i campi elisi di virgiliana memoria, tenendo anche presente che la prima strofa del primo brano (Leaving) inizia con un ben augurante “our love is dead” e che l’album termina con una canzone che descrive un funerale (Requiem in denim and leopardskin, forse il brano più bello del disco).

Siamo lontani anni luce dal precedente Yes e siamo davvero dalle parti del classico Behaviour (canzoni come Ego music, Invisible e Your early stuff vi si troverebbero a casa); Elysium è una lunga riflessione sulla vecchiaia e sulla morte, capace di sorprendenti speranza (Hold on, che tra l’altro si basa su una composizione di Handel) e di amare constatazioni (Winner parrebbe euforica, ma è in realtà sul carpe diem).

Forse il disco potrebbe essere definito da una sola parola, e si fa prima: bello.

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