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la res è pubblica a parole

17 luglio 2012

Che “repubblica” non sia sinonimo di “democrazia” non è evidentemente così scontato (la Libia di Gheddafi aveva il titolo di Repubblica araba di Libia, pare) e questo vale certamente per la res publica romana ed il suo contorto sistema di voto, per cui non si votava pro capite ma pro centuria e, guarda un po’, quelle dei ricchi erano più numerose delle altre, pur essendo composte da un numero ben minore di persone (un po’ come i tre stati sotto Luigi XVI, se Lady Oscar si conferma valida fonte storica – e non vedo perché non dovrebbe).

Al tema è dedicato un saggio non recentissimo, Roma nell’età repubblicana di Michael H. Crawford, che sinceramente non è una delle cose più limpide che abbia letto in materia (diciamo che ci si capisce poco, ecco), anche se qualche osservazione interessante c’è (la breve, ma densa, appendice sui “cavalieri” spiega bene la storia del titolo attribuito anche a gente che con i cavalli non c’entrava niente, tipo gli esattori delle tasse).

(mi sa che è il caso di rivedere Rome, che fa sempre bene e che fa capire parecchio del passaggio dalla res publica al principato… )

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