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l’eterosessualità non è normale, è normata

2 luglio 2012

Che la sessualità umana sia, biologicamente, eterosessuale è affermazione banale, perché i meccanismi riproduttivi della nostra specie richiedono gameti maschili e femminili.

Meno banale è forse il fatto che la società stessa sia eterosessuale, che il modello eterosessuale (e monogamico, aggiungerei), cioè, sia normativo nell’immaginare il presente – per cui una “zitella” risulta “anormale” non perché omosessuale ma perché esclusa da un modello dato come norma.

Alla ardita tesi che questa concezione dell’eterosessualità sia un prodotto culturale e non “naturale” è dedicato un saggio di Louis-Georges Tin che pone questioni interessantissime, per quanto estreme.

La prima sezione del libro è forse quella più interessante; l’autore (la cui formazione è prettamente letteraria) mostra come nella letteratura cavalleresca della Chanson de geste domini un modello “omosociale” (che credo abbia il suo referente diretto nell’episodio di Eurialo e Niso nell’Eneide, ma non mi pare che li citi) in cui le tematiche dell’amore eterosessuale siano praticamente assenti (modello poi superato, secoli dopo, da un Orlando innamorato di Boiardo); solo a partire dal XII secolo, con la nascita della poesia cortese, il tema dell’amore diventa dominante, per quanto contrastato dalla Chiesa (è la seconda sezione del saggio), altra istituzione “omosociale”, ridotta infine a piegarsi ad accettare il matrimonio eterosessuale (che è sacramento solo col Concilio Laterano IV, del 1215), malgrado nel primo millennio avesse espresso una concezione assai cupa sulla sessualità umana.

Un po’ più confusa la terza sezione del saggio (Le resistenze medicali alla cultura eterosessuale), anche perché le riflessioni “moderne” sul mal d’amore mi paiono non particolarmente rivolte alla eterosessualità, dandola ormai per normativa – ed il trattamento ottocentesco dell’isteria femminile mi sa di maschilista, non di resistenza al modello eterosessuale

L’impressione di fondo è che il saggio cerchi forzatamente di far rientrare sotto la categoria dell’eterosessismo quello che chiamerei piuttosto androcentrismo, e che giustifica molto meglio i meccanismi culturali analizzati nel lavoro; questo non toglie che sia un libro importante ed intellettualmente stimolante, eh.

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